L’Italia firma sei intese per azzerare il gas russo. I risparmi valgono il 25%

News nazionali
1 maggio 2022

 

Il tentativo dell’Italia di diversificare le fonti del gas – a partire dai recenti accordi con diversi Paesi del M.O. e dell’Africa – si scontra con due nodi. Il primo è l’impennata legata alla speculazione del Ttf, il prezzo del gas sulla Borsa di Amsterdam ora a €100/MWh in un momento nel quale usualmente i prezzi scendono in corrispondenza di un calo della domanda. Il secondo è la quantità di materia prima disponibile. Infatti il gas russo è più facile da utilizzare, viaggiando già allo stato gassoso su una rete strutturata. Ora l’alternativa è scommettere sul gas liquido che deve essere poi rigassificato. In aggiunta alle forniture dall’estero – dal Tap all’Angola e al Congo – 2-3 miliardi dovrebbero arrivare dalla produzione nazionale; ma è chiaro che l’exit dal gas russo porterà la necessità di risparmio energetico per un quanto dei volumi. Il governo vuole ridurre la domanda di gas e al tempo stesso innalzare la capacità di generazione elettrica delle quattro centrali a carbone che però produrranno più emissioni.

Fonte: Corriere della Sera – F. Savelli (pag. 3)

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