La risorsa gas e i diritti statali di sfruttamento. Da cartolarizzare

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16 dicembre 2021

 

Il risultato sostanziale della Cop26 è stato quello di esplicitare che la maggior parte del mondo vuole evitare un conflitto tra sviluppo e ambiente, preferendo un rischio sul secondo piuttosto che del primo. Il mix di fonti alternative previsto non è sufficiente a coprire il fabbisogno energetico: vanno aggiunti gas e nucleare. Il governo sta prendendo atto che il gas è stato <<verdizzato>>; che l’Italia galleggia su una bolla di gas; che il prezzo del gas importato potrebbe restare troppo elevato. Quindi sta studiando la riapertura dei giacimenti chiusi e l’incremento della produzione di quelli in attività. L’idea è quella di aumentare la produzione dal 2023 per ridurre il costo delle bollette. Nella zona economica di giurisprudenza italiana c’è molto gas ancora da sfruttare: pianura padana, Adriatico, meridione, offshore ionico-siculo e Tirreno. Quanto gas non è ancora stato precisato ma si stima che sia circa il 25-30% del fabbisogno nazionale per almeno 40 anni. Si potrebbe inoltre cartolarizzare i diritti statali di sfruttamento del gas e venderli per ridurre il debito.

Fonte: MF – Carlo Pelanda (pag. 9)

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