Energivori, via libera Ue a compensazioni Ets per 1,5 mld €

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10 luglio 2021

La Commissione europea ha approvato oggi, sulla base delle nuove linee guida sugli aiuti di Stato nel settore Ets entrate in vigore il 1° gennaio, il sistema di compensazioni italiano per le industrie energivore. Il sistema, spiega una nota dell’esecutivo comunitario, è relativo al periodo 2020-2030 e prevede una parziale compensazione dei costi indiretti del sistema Ets sull’elettricità utilizzata da determinati settori ad elevato consumo di energia. Nel complesso, il sistema prevede un budget nei 10 anni di circa 1,49 miliardi di euro. Budget ritenuto però insufficiente dai consumatori industriali, che lamentano compensazioni inferiori rispetto a quelle dei concorrenti europei. Il mese scorso, il Tavolo della Domanda di Confindustria ha chiesto al Governo di destinare agli energivori una quota maggiore dei proventi delle aste Ets (previsti nel 2021 in oltre 2 mld €), in rapido aumento a causa del forte incremento delle quotazioni della CO2. Bruxelles ha valutato il sistema italiano, notificato alla fine dell'anno scorso, sia per quanto riguarda le compensazioni relative al 2020 che tra il 2021 e il 2030, giungendo alla conclusione che l’aiuto “è in linea con i requisiti delle linee guida applicabili”. In particolare, “il sistema contribuirà ad evitare un aumento delle emissioni di gas-serra globali causato dalla rilocalizzazione delle attività al di fuori della Ue in Paesi con norme ambientali meno stringenti di quelle comunitarie”. Inoltre, la Commissione ha verificato che “l’aiuto concesso è limitato al minimo necessario”. Nel confronto con la prima lista del 2012, scompaiono dunque i settori estrazione di minerali di ferro, per l’industria chimica e per la fabbricazione di concimi; preparazione e filatura di fibre tipo cotone; fabbricazione di concimi e composti azotati, altri prodotti chimici di base organici, fibre sintetiche e artificiali e materie plastiche in forme primarie. Da notare che non figuravano invece nella prima lista i settori fabbricazione di prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio e dalla fusione della ghisa e la produzione di altri metalli non ferrosi.

Fonte: Quotidiano Energia

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