Caro energia: Bruxelles apre su prezzi regolati, aiuti di Stato e tasse extraprofitti

News internazionali
16 febbraio 2022

 

I prezzi dell'energia resteranno alti e volatili ancora a lungo e per questo, dopo la "cassetta degli attrezzi" di ottobre, la Commissione UE sta preparando una nuova comunicazione per il 2 marzo. Lo ha spiegato ieri al Senato Stefano Grassi, capo di gabinetto della commissaria all'Energia Kadri Simson, spiegando che tra i dossier sul tavolo dell'esecutivo europeo ci sono linee guida sull'introduzione temporanea di prezzi regolati per le famiglie e aiuti di Stato per le imprese. Grassi ha anche definito "una misura plausibile" forme di tassazione degli extraprofitti delle rinnovabili, come quelle italiana e spagnola. La comunicazione del 2 marzo verrà presentata in vista del Consiglio europeo di marzo riassumendo in tre aree fondamentali i temi allo studio di Bruxelles in fatto di energia: come continuare a proteggere i consumatori dagli aumenti, trovando fonti per finanziare gli sgravi e pensando a nuove misure; come garantire la sicurezza degli approvvigionamenti gas; e come accelerare il dispiegamento delle rinnovabili. Sul primo punto, ha notato Grassi, “alcuni Stati membri stanno introducendo o pensano di introdurre forme di regolazione dei prezzi, che sono permesse dall'art. 5 della direttiva mercato elettrico come misure temporanee”. “ci chiediamo se non valga la pena di dare più precise linee guida sulle modalità con cui questi prezzi possono essere introdotti”, sotto il profilo dei costi effettivi, evitando “a valle effetti di concentrazione di mercato” e vedendo “eventualmente come ampliare platea di soggetti che possono essere beneficiari di prezzi regolati o di forme di aiuto di Stato per compensare i prezzi più elevati”. Ancora, ha proseguito Grassi, “alcuni Stati hanno considerato o introdotto misure per finanziare” gli sgravi ai consumatori “con una tassazione dei windfall profits di operatori non sottoposti a Ets. Stiamo riflettendo su possibili modalità che consentano a queste misure non solo di essere limitate e temporanee, ma anche di mantenere un livello adeguato di investimenti” in nuova capacità rinnovabile, nel contempo assicurando un “collegamento diretto con forme di compensazione dei consumatori, secondo l'idea di distribuire un dividendo della transizione all'energia pulita”.  In tema di gas Grassi ha principalmente richiamato gli spunti del green gas package di qualche settimana fa, in primo luogo in tema di stoccaggio: obbligo per tutti gli Stati di assicurare un uso efficiente con una valutazione periodica del suo funzionamento e, in caso di insufficienza, obbligo di adottare misure minime; ipotesi di acquisto collettivo affidato ai Tso; e rendere efficaci i meccanismi solidarietà, attualmente inefficaci e non adatti a situazioni di emergenza. Sugli stoccaggi Grassi ha anche riconosciuto la maggior efficacia dei modelli regolati di accesso come quello italiano: “ci chiediamo se non sia necessario un messaggio più forte” sul fatto che “dove lo stoccaggio è regolato le cose funzionano meglio; nei contesti in cui è lasciato alla libera attività degli operatori abbiamo livelli molto bassi di riempimento. Su questo ci sono diverse strade, i singoli Stati possono già intervenire”. Di fatto, ha avvertito, l'Europa arriverà a marzo con livelli di scorte ai minimi storici e “sarà una sfida impegnativa riportarli all'80%” in vista del prossimo inverno. Terzo punto, le rinnovabili: “quella che viviamo non è una crisi determinata dal green deal, è una crisi del mercato gas” ed è alimentata anche da fattori geopolitici e dalla condotta di “certi operatori di mercato”, ha sottolineato con riferimento alla Russia e evidenziando che dallo scorso autunno il fattore geopolitico secondo la Commissione è diventato preponderante nell'alimentare le tensioni sui prezzi rispetto alle dinamiche di domanda e offerta. In tema di contratti long term gas, Grassi ha infine rilevato che “non c'è nulla che vieti di concluderli. Come Commissione abbiamo proposto che non possano avere scadenza successiva al 2049” per coerenza con l'obiettivo Net Zero al 2050, “ma niente vieta che si possano continuare a concludere, ciascun operatore dovrà valutare una o l'altra forma” di approvvigionamento.

Fonte: Staffetta Quotidiana

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