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12/12/2015 - Pubblicato in news internazionali

Da quando nel 2000 gli Stati Uniti hanno deciso di svincolarsi dal protocollo di Kyoto in nome dell'indipendenza energetica, certe distanze non sono più state colmate. A Parigi, però, anche se le posizioni sono rimaste divergenti, si e' riusciti a fissare dei punti comuni, di cui il più importante e' il limite all'aumento della temperatura, che dovrà restare "ben sotto i 2 gradi", come sancito dall'articolo 2 del testo dell'accordo. Fissata anche, al 2023, la data della prima revisione degli impegni nazionali. "Senza nuove regole che limitino l'uso dei combustibili fossili non si va da nessuna parte, e conferenze come Cop21 non sono la sede giusta per arrivare a soluzioni concrete". La provocazione e' di Corrado Clini, ex ministro dell'Ambiente, ora consulente internazionale in materie ambientali e docente alla School of Environment della Tshingua University di Pechino.  Al di là delle dichiarazioni solenni, contenere l'aumento della temperatura in 1,5 gradi, come ha chiesto l'Italia vuol dire che al 2030 il peso dei combustibili fossili dovrà scendere dall'attuale 80 al 50%, mentre economie emergenti come Cina e India, che consumano sempre più energia, continueranno a utilizzare carbone e olio combustibile". Con un limite a 2 gradi, invece, l'addio al carbone e' più graduale: al 60% nel 2040.

Fonte: Milano Finanza

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