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Home Rassegna Stampa UE, futuro passa anche da transizione energetica
01/06/2019 - Pubblicato in news internazionali

La complessità delle sfide da affrontare nel prossimo futuro impone all'Unione europea di elaborare risposte innovative anche in campo energetico. I prossimi Parlamento e Commissione – scrive Francesco Sassi sul sito dell'ISPI – saranno protagonisti del futuro dell'Unione Energetica (UEn), “progetto complesso e sfaccettato, la cui origine affonda nella stessa ragion d'essere dell'integrazione europea, quella del mercato di carbone e acciaio”. A livello aggregato, l'Europa è ancora uno dei principali consumatori globali: la sua produzione energetica (in cui idroelettrico e rinnovabili rappresentano rispettivamente circa il 12,1 e il 13,4% - dati 2016) resta di gran lunga superiore a quella cinese. Risultati raggiunti grazie alle politiche adottate dalle ultime due Commissioni, ma ancora lontani dagli obiettivi 32% FER nel mix e carbon neutrality (bilanciamento emissioni/ assorbimento di CO2) entro il 2030. Saranno proprio gli organi di controllo espressi dai nuovi Parlamento e Commissione a dover vigilare sull'attuazione degli accordi del 2015 (COP 21). Una spinta alla transizione energetica dell'Unione europea potrà venire anche dalle crisi in cui si dibattono diversi produttori internazionali di idrocarburi (Libia, Venezuela, la stagnante produzione norvegese ecc.) ma sarà necessario che i 28 (o 27, se sarà Brexit) trovino il modo di sintetizzare in una singola voce i propri interessi sui mercati globali. Su questo piano cruciale – conclude Sasso – le capacità dei nuovi Parlamento e Commissione verranno messe alla prova già entro fine 2019 quando, con ogni probabilità, l'Unione “sarà nuovamente chiamata a svolgere il ruolo di mediatore fra Ucraina e Federazione Russa nell'assicurare l'interrotto transito di gas naturale verso i mercati del continente. La seconda prova di maturità che l'UEn dovrà affrontare quest'anno sarà la pubblicazione del prossimo elenco di Projects of Common Interest”, ovvero la lista delle infrastrutture ritenute necessarie al raggiungimento degli obiettivi di politica energetica e climatica, sui quali, negli ultimi anni, la competizione fra i 28 si è fatta sempre più incalzante.

Fonte: Staffetta Quotidiana

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