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Home Rassegna Stampa Triplo allarme per il petrolio: a picco su Cina, Grecia e Iran
07/07/2015 - Pubblicato in news internazionali

Un crollo di quasi l’8% per il Wti e superiore al 6% per il Brent. I consumi petroliferi di Atene sono irrilevanti su scala globale - 289mila barili al giorno nel 2014, appena lo 0,3% del totale, secondo le statistiche Bp - e la sua produzione , un migliaio di barili al giorno, è davvero irrisoria. La vittoria del no al referendum greco ha accelerato la fuga dal rischio e il rafforzamento del dollaro, fattori penalizzanti per le materie prime. Ma chi investe in petrolio oggi ha ben altre inquietudini. A suscitare allarme è soprattutto la Cina, dove la Borsa ha perso il 30% nel giro di tre settimane. A differenza di Atene, Pechino è un peso massimo sui mercato petroliferi, con importazioni di greggio che superano ormai quelle degli Stati Uniti. Sul petrolio aleggia anche la prospettiva di un accordo con l’Iran, che con la revoca delle sanzioni punta ad esportare almeno un milione di barili di greggio in più al giorno, raddoppiando le attuali esportazioni: il mercato non poteva dimenticare l’odierna scadenza delle trattative, anche se in serata sembrava prendere corpo l’ipotesi di un ulteriore rinvio. Dunque Grecia, Cina e Iran hanno dato un contributo importante nel riportare il petrolio su una traiettoria ribassista: nella seduta di ieri sono stati sfondati importanti supporti tecnici, che rendono probabile una discesa fino a 50 $ per il Wti.

Fonte: Il Sole 24 ore Finanza & Mercati 

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