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Home Rassegna Stampa Transizione energetica non indolore
11/09/2020 - Pubblicato in news nazionali

L’energia è al centro delle politiche dell’Unione europea, negli anni integrata dall’ambiente. Il recovery Fund si affida in gran parte alla transizione energetica verde, diventata il faro al 2050 della politica europea. Gli obiettivi rimangono generici, non si sa molto sul come raggiungerli. Purtroppo, l’avanzata del verde ha trascinato con sé l’ostilità verso l’industria, in particolare verso quelle tradizionali, prima quelle dell’energia fossile, più di recente quella dell’auto. I prezzi dell’energia elettrica in Europa sono già più del doppio di quelli degli Stati Uniti e della Cina, che non seguono le ambizioni europee. Gli Stati Uniti sono indietro di 20 anni rispetto a noi e hanno una benzina che costa 50 centesimi. La Cina costruisce nuove centrali a carbone che servono a fare quell’elettricità a basso costo per i manufatti esportati in Europa, anche pannelli fotovoltaici, pale eoliche e batterie per le auto elettriche. Con l’auto elettrica, che la politica sta imponendo alle case europee, si sta ripetendo l’errore del fotovoltaico, con risorse pagate dai cittadini, a beneficio di filiere industriali all’estero, sempre in Cina, e con effetti sull’ambiente marginali. L’Italia, assieme alla Germania, ha fatto di più per la transizione, dall’altra però accusa di più il colpo della deindustrializzazione, che comprime il suo Pil. Per spendere bene le risorse che arriveranno occorre una dose di maggiore realismo.

Fonte: Il Sole 24 Ore – Davide Tabarelli (pag. 11)

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