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Home Rassegna Stampa Tensioni geopolitiche s’infiltrano tra le quinte del vertice Opec
28/11/2017 - Pubblicato in news internazionali

Le tensioni geopolitiche da un lato hanno accelerato il rally del petrolio, ma dall’altro stanno complicando le relazioni all’interno dell’Opec, che al vertice di giovedì dovrà decidere insieme alla Russia e agli altri Paesi alleati se estendere – e per quanto tempo – la durata dei tagli di produzione. Nessuno si spinge a prevedere una rottura: al contrario, il mercato si aspetta che sarà annunciata una prosecuzione dell’intervento. Sui dettagli dell’accordo – e in particolare sulla sua durata – tuttavia si sta ancora discutendo, in un clima che nella cosiddetta Opec Plus non è più disteso come ai tempi del vertice precedente, che si era svolta il 25 maggio. Rispetto ad allora, molti Paesi della coalizione sono divenuti più instabili e i rapporti nella coalizione si sono deteriorati su più fronti. L’elenco dei focolai di crisi è lungo e non riguarda soltanto il Medio Oriente. La situazione in Venezuela ad esempio è precipitata, al punto che al prossimo vertice Opec sarà un militare a rappresentare Caracas: il generale maggiore Manuel Quevedo. È però il Golfo Persico l’area in cui i rapporti sono cambiati di più, rispetto al vertice Opec di maggio. In Arabia Saudita il principe Mohammed bin Salman ha rafforzato ulteriormente il suo potere, con una spettacolare purga degli oppositori. Contemporaneamente Riad si sta anche riposizionando sul fronte internazionale, con ripercussioni dirette sui rapporti nell’Opec. Solo la settimana scorsa Mohammed bin Salman ha definito Ali Khamenei, guida suprema della Repubblica islamica, «l’Hitler del Medio Oriente». I sauditi – decretando l’embargo contro il Qatar in alleanza con gli Emirati arabi uniti – hanno anche spaccato il fronte dei produttori del Golfo Persico, che un tempo si muoveva compatto nelle politiche petrolifere.

Fonte: Il Sole 24 Ore – Sissi Bellomo (pag. 44)

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