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Home Rassegna Stampa Le società petrolifere vedono la luce in fondo al tunnel
12/01/2017 - Pubblicato in aspetti tecnici

Dopo la peggiore crisi degli ultimi trent’anni, l’industria petrolifera sembra aver ritrovato l’ottimismo. Incoraggiate dal rilancio dei prezzi del greggio e rafforzate dalla maggiore efficienza guadagnata nelle operazioni estrattive, le compagnie nel 2017 potrebbero cautamente ricominciare a spendere. Inoltre le major inizieranno a raccogliere i frutti di ambiziosi investimenti decisi nel passato, aumentando i volumi di produzione e migliorando i flussi di cassa. Dopo aver tirato la cinghia per due anni, nel 2017 le sessanta maggiori società di esplorazione e produzione nel mondo incrementeranno del 3% gli investimenti in conto capitale (capex), prevede Wood Mackenzie. A trainare gli investimenti saranno le società impegnate nello shale oil secondo Wood Mackenzie, con un incremento del 25%, mentre le major dovrebbero spendere l’8% in meno. Ma non si tratta di un passo indietro: la contrazione è legata alla discesa dei costi (dopo il -20% dello scorso biennio è attesa un’ulteriore riduzione del 3-7% nel 2017) e al fatto che alcuni grandi progetti avviati in passato arriveranno a compimento. Un’altra analisi, di Rystad Energy, si concentra proprio su questi ultimi: da Kashagan, giacimento gigante kazakho sviluppato anche dall’Eni, a Gorgon, ambizioso progetto di Chevron nel Gnl australiano. Le 7 maggiori compagnie integrate, in pratica le «Sette sorelle» dei nostri giorni (Exxon-Mobil, Chevron, Royal Dutch Shell, Bp, Eni, Total e Statoil) secondo Rystad aumenteranno la produzione di idrocarburi di ben 398mila barili al giorno nel 2017, un record dal 2010.

Fonte: Il Sole 24Ore, Finanza&mercati – Sissi Bellomo (pag.32)

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