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Home Rassegna Stampa Il sistema del gas supera il test dell’emergenza gelo
10/02/2017 - Pubblicato in news internazionali,news nazionali

L’inverno non è ancora alle spalle ma, a giudicare dalla risposta arrivata nelle scorse settimane, in occasione della forte ondata di maltempo che ha investito l’intera, il sistema d’infrastrutture nazionale gestito da Snam sembra aver superato pienamente il test. Reso ancor più complicato anche dagli affanni della Francia, alle prese con gli effetti legati alla chiusura di un terzo delle centrali nucleari disposta nei mesi scorsi dalle autorità transalpine. Un combinato disposto che ha generato una crescita significativa della domanda di gas (il 30% più alta, in media, a parità di periodo), a fronte della quale il sistema ha pompato molto più metano dall’estero, in linea con l’alert lanciato dal ministero dello Sviluppo Economico agli inizi di  gennaio in modo da garantire un adeguato livello degli stoccaggi (e che è stato revocato nei giorni scorsi). Così, a Tarvisio, da dove arriva il gas russo, è stato toccato un livello record (115,6 milioni di metri cubi rispetto ai 113,4 milioni segnati nel 2013), e volumi consistenti sono passati anche sulle altre due direttrici di Passo Gries (per il metano del Nord Europa), a quota 59,76 milioni di metri cubi di gas, e di Mazara (dall’Algeria), che ha raggiunto un picco di 75,5 milioni di metri cubi. Più import dagli altri paesi, dunque, ma anche un utilizzo importante degli stoccaggi che al momento sono pieni per il 35-36% senza contare le riserve strategiche con i loro 4,6 miliardi di metri cubi di metano. Un livello che il Mise ha confermato anche per il prossimo anno contrattuale 2017-2018 (1° aprile 2017-31 marzo 2018) giudicandolo idoneo ad assicurare adeguati margini di sicurezza per il sistema nel suo complesso. Quest’ultimo ha dimostrato quindi una notevole resilienza, pur in una congiuntura estremamente complessa, grazie alle interconnessioni, ai flussi bidirezionali del gas, assicurati da Snam verso gli altri paesi europei (il cosiddetto “reverse flow”) e alla diversificazione del mix energetico che, con un occhio alla Francia e alla sua ancora evidente dipendenza dal nucleare, si è rivelata finora vincente.

Fonte: Il Sole 24Ore – Celestina DOminelli (pag. 8)

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