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Home Rassegna Stampa «Sicurezza energetica? Servono più fonti. Snam, una quota nel gasdotto dal Caspio»
12/07/2015 - Pubblicato in news nazionali

L’articolo riporta un’intervista a Carlo Malacarne, Ad di Snam. Sulle prospettive del mercato, Malacarne dice che «Oggi il presupposto è che al 2030 non ci sarà un aumento dei consumi di gas europei. Si tratterà di sostituire le produzioni che si vanno esaurendo, soprattutto nel Mare del Nord, e mancheranno da 50 a 130 miliardi di metri cubi. Ma il problema vero è che dei 400 miliardi di metri cubi consumati la metà arriva da contratti take or pay, che vanno a scadenza. E oggi nessuno è più disposto a prendersi impegni così lunghi. Il risultato è che si potrebbe aprire un problema di sicurezza delle forniture». Per Malacarne per uscire da questa situazione è necessario diversificare le fonti di approvvigionamento. Per Malacarne dobbiamo prendere il gas dove c’è, nel Caucaso, in Iran in prospettiva, in Nord Africa. Dichiara poi: «Visto che i margini di chi vende gas sono sempre più bassi, i costi della logistica devono essere i più contenuti possibile. Serve una rete europea flessibile, che funzioni nei due sensi, che colleghi tutti i punti senza colli di bottiglia. In più a noi è richiesto di avere una visione di ciò che accadrà, per garantire la sicurezza. Per questo ci stiamo sviluppando su due direttrici, Nord-Sud e Est-Ovest. E l’Italia Porto Empedocle Se ci interessa il rigassificatore lasciato da Enel? Magari insieme ad altri operatori deve diventare non solo un Paese di consumo ma di transito». Aggiunge poi che: «A fine 2015, con la realizzazione dei reverse flow, saranno circa 2 miliardi di metri cubi, nel 2018 arriveremo a 6 miliardi e saremo pronti per il Tap, il gasdotto dall’Azerbaigian, previsto per il 2020». Sui rapporti con la Russia dichiara: «In quell’area noi siamo comunque attenti. Il gasdotto austriaco Tag è già in grado di portare altri 6 miliardi di metri cubi di gas verso Est e verso i Paesi che dipendono con quote fino al 100% dal gas russo, chiudendo così un anello con la rete italiana, il Tap e un futuro progetto di Gazprom, se e quando il gruppo russo risolverà le questioni aperte con l’Ue. Non siamo in contrasto con Gazprom, anzi potremmo darle una mano».Sul potenziamento del collegamento Spagna-Francia e Francia del Sud- Francia del Nord, dice: «… controllare un mercato non è più molto redditizio, e che oggi i margini maggiori vengono dal trading e non dalla vendita. Per sbloccare il collegamento con la Spagna investiremo con la nostra Tigf circa 400 milioni. Dal 2020 al 2025, considerando l’apporto di tutti gli operatori, si potrebbe arrivare a spostare 10 miliardi di metri cubi da Ovest a Est». Sul progetto di rigassificatore Enel in Sicilia, dichiara: «Non credo che attualmente ce ne sia una grossa urgenza. Ma non trovo contraria alla strategia energetica nazionale l’idea di avere un altro rigassificatore, e anche se l’investimento dovesse poi essere caricato in tariffa — si stimano circa 700 milioni — l’incidenza sarebbe limitata. Chissà, magari potremmo anche intervenire con qualche altro operatore». Sulle prospettive per l’ inverno, a causa delle tensioni Russia-Ucraina, dichiara: «In Italia il riempimento degli stoccaggi procede a ritmo sostenuto e a metà ottobre saranno pieni, più dello scorso anno. Siamo relativamente tranquilli, dovremmo preoccuparci solo se si arrivasse a una situazione di chiusura totale del gasdotto dall’Ucraina per tutti i mesi invernali».

Fonte: Corriere della Sera 

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