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Home Rassegna Stampa Saras, erede cercasi altrimenti sarà vendita
05/03/2018 - Pubblicato in news nazionali

Per Gian Marco Moratti era rimasto l’ultimo cruccio della sua lunga attività di imprenditore: la quotazione in Borsa di Saras, operazione che si è rivelata un ottimo affare per la famiglia, ma un pessimo investimento per chi aveva creduto nei titoli di una società storica della buona borghesia milanese. Sbarcate a Piazza Affari con una quotazione d’esordio a 6 euro, le azioni Saras in più di dieci anni di listino non hanno mai più rivisto quel prezzo. E ancora oggi viaggiano sotto i 2 euro. Quel 33,4% del capitale andato in Borsa era stato acquistato da piccoli risparmiatori, mentre i grandi investitori avevano cominciato a vendere fin dal debutto. I fratelli Moratti avevano trasformato l’impianto Sardo in una delle raffinerie più grandi d’Europa, forse la migliore nella lavorazione del greggio pesante per la produzione di gasolio. Mentre nel resto d’Europa gli impianti vanno in pensione perché non più redditizi, Sarroch è ancora sulla breccia. E ora punta al nuovo business del gasolio per il trasporto marino, visto che dalla Ue verrà messo fuori legge l’olio combustibile. Nel 2013 i Moratti si erano mossi per vendere. Prima la riorganizzazione della catena di controllo di Saras: il 50% circa sotto il controllo della famiglia è stato esattamente diviso a metà, da un lato il 25 in mano all’accomandita Gianmarco Moratti Sapa e l’altro 25 alla gemella Massimo Moratti Sapa. Sempre nel 2013 i Moratti avevano anche trovato un partner, il gigante petrolifero Rosneft, che aveva rilevato il 21% di Saras. Da allora, qualche banca d’affari si è fatta avanti, perché l’asset è considerato strategico e i lavori di ammodernamento continuano.

Fonte: La Repubblica Affari&Finanza – Luca Pagni (pag. 5)

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