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Home Rassegna Stampa Non sarà il Cairo a emancipare l’Europa dalle forniture russe
21/12/2017 - Pubblicato in news internazionali

Se qualcuno stesse già facendo conto sul gas egiziano per alleviare la dipendenza da Mosca, farebbe meglio a ripensarci. La scoperta del maxi-giacimento, in acque in cui altre compagnie avevano esplorato invano, e l’avvio della produzione in tempi da primato sono motivo di orgoglio per l’Eni. Ma a festeggiare – forse più ancora della compagnia italiana – è l’Egitto, che grazie a Zohr potrà riconquistare l’autosufficienza energetica e risanare le finanze dello Stato. Le descrizioni iperboliche delle ricchezze di Zohr sono piene di riferimenti all’Italia. Le rilevazioni in fase esplorativa hanno mostrato un deposito «simile per dimensioni al massiccio del Sella, nelle Dolomiti», si legge sul sito dell’Eni. Ma quel gas serve prima di tutto all’Egitto. Le esportazioni arriveranno solo quando (e se) ne avanzerà un po’. Il ministro del Petrolio e delle risorse minerarie, Tarek El Molla, è stato molto chiaro in proposito: il Cairo smetterà di importare Gnl a metà 2018 ed «eventualmente» tornerà ad esportare, ma solo in un futuro piuttosto lontano, oltre che incerto. «L’Egitto – ha dichiarato El Molla – continuerà ad acquistare le quote di produzione dei partner stranieri perché ne ha bisogno». I consumi del Paese sono elevati: circa 135 milioni di metri cubi al giorno nel 2016, a fronte di una produzione intorno a 110 milioni di mc. E il fabbisogno cresce rapidamente. È così che rientra in scena l’Europa, con il progetto – sostenuto anche dall’Italia – del gasdotto EastMed, che dovrebbe collegare i giacimenti del mitico Bacino di Levante alle coste della Puglia, passando attraverso la Grecia: una conduttura sottomarina di 2mila chilometri, la più lunga del mondo. Il prezzo, intorno a 6 miliardi di euro, è considerato proibitivo da molti analisti. Ma la Commissione europea, ansiosa di attenuare la dipendenza energetica dalla Russia, potrebbe contribuire a finanziare l’opera.

Fonte: Il Sole 24Ore – Sissi Bellomo (pag. 10)

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