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12/05/2016 - Pubblicato in news nazionali

Un piano dell’Eni per le energie rinnovabili fatte in casa. Tra Italia e estero un primo passo da 420 megawatt in pannelli solari che piazzerebbe il Cane a sei zampe tra i primi tre produttori fotovoltaici italiani e tra i primi dieci in Europa. Un modo per valorizzare la presenza del gruppo petrolifero in zone del pianeta come Africa ed Asia dove, dice il ceo Claudio Descalzi, «c’è sicuramente più sole che gas e petrolio». O in aree italiane dismesse, dove l’Eni ha concluso costose (e miliardarie) operazioni di bonifica, e che non potrebbero essere utilizzate in altro modo. Un piano dell’Eni per le energie rinnovabili fatte in casa. Tra Italia e estero un primo passo da 420 megawatt in pannelli solari che piazzerebbe il Cane a sei zampe tra i primi tre produttori fotovoltaici italiani e tra i primi dieci in Europa. Un modo per valorizzare la presenza del gruppo petrolifero in zone del pianeta come Africa ed Asia dove, dice il ceo Claudio Descalzi, «c’è sicuramente più sole che gas e petrolio». O in aree italiane dismesse, dove l’Eni ha concluso costose (e miliardarie) operazioni di bonifica, e che non potrebbero essere utilizzate in altro modo. Nell’intervista concessa al Corriere Descalzi afferma che: ”.. non vogliamo snaturare il nostro core business di petrolio e gas, ma prendere spunto da esso per ribadire un impegno preciso sul fronte del climate change e delle energie rinnovabili, il terzo anello della nostra strategia ambientale di lungo termine. Come prima cosa abbiamo progressivamente ridotto la nostra “impronta carbonica” tagliando in 5 anni le emissioni di Co2 del 28%. Poi abbiamo spinto sull’uso del gas come combustibile di transizione, alternativo al carbone. Ora vogliamo promuovere le energie rinnovabili sfruttando le nostre potenzialità in giro per il mondo: il posizionamento geografico, i contratti, i terreni, le infrastrutture, l’accesso alle reti. Insomma, vogliamo abbinare le nostre facilities al solare fotovoltaico”. Tra i vantaggi dell’operazione, dichiara: “risparmieremmo il gas che utilizziamo per il consumo interno e potremmo vendere parte dell’elettricità prodotta e non utilizzata. E nei Paesi dove operiamo potremmo così contribuire all’accesso all’energia di popolazioni finora escluse dai suoi benefici, oltre che condizionare il loro mix energetico orientandolo verso il gas, la fonte fossile con il minor contenuto di carbonio, e le rinnovabili, escludendo il ricorso alle biomasse. Ho lavorato quindici anni in Africa e so che cosa significhi tutto ciò”. In Italia, in particolare, senza considerare incentivi: “abbiamo selezionato 400 ettari in sei Regioni: Sardegna, Sicilia, Calabria, Puglia, Liguria e Basilicata. Partiamo prima con cinque progetti, poi con altri nove per un totale di 220 megawatt. Potremmo diventare il terzo produttore elettrico fotovoltaico e tra i primi dieci in Europa. Certo, considerando gli altri 3.600 ettari rimanenti abbiamo ulteriori grandi potenzialità”.

Fonte: Corriere della Sera – Stefano Agnoli (pag. 33)

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