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Home Rassegna Stampa Riad taglia l’export, risale il greggio
25/07/2017 - Pubblicato in news internazionali

Un taglio netto delle esportazioni di petrolio (per ora solo di quelle saudite, poi si vedrà), una promessa di collaborazione da parte dalla Nigeria e un impegno a vigilare in modo più severo sugli indisciplinati del gruppo. Sono queste le toppe con cui Riad prova a chiudere le falle dell’accordo Opec-non Opec, che a sei mesi dall’entrata in vigore sta facendo acqua da più parti. il ministro saudita Khalid Al Falih non rientra a mani vuote dalla missione a San Pietroburgo, dov’era accorso per partecipare in prima persona al Comitato congiunto per il monitoraggio dei tagli produttivi. E il mercato – sia pure senza eccessi di entusiasmo – ha apprezzato: le quotazioni del greggio hanno guadagnato oltre l’1%, con Brent e Wti che a fine seduta scambiavano rispettivamente sopra 48 e sopra 46 dollari. A convincere sono soprattutto gli impegni sull’export. L’Arabia Saudita ha già iniziato da un paio di mesi a limitare le consegne agli Stati Uniti, al punto da averle più che dimezzate nella settimana al 14 luglio, a 524mila barili al giorno, il minimo da 7 anni. Ma ora intende andare oltre: i clienti sono già stati informati di «un taglio profondo» delle spedizioni di greggio in agosto, ha detto Al Falih, specificando che le limiterà a 6,6 milioni di barili al giorno, un taglio di un milione di barili rispetto all’anno scorso. La scarsa efficacia dei tagli produttivi è ormai sotto gli occhi di tutti e la colpa non è solo dello shale oil americano. Ci sono Libia e Nigeria, che con l’inaspettato recupero delle estrazioni hanno neutralizzato un terzo dei tagli Opec. E c’è una crescente insofferenza tra i partecipanti al patto, che si è spinta fino all’insubordinazione esplicita da parte dell’Ecuador: Quito nei giorni scorsi ha dichiarato di aver riaperto i rubinetti del greggio per problemi di budget. Il tradimento riguarda un membro minore dell’Opec. Ma ci sono inganni peggiori, come quello dell’Iraq, che in giugno ha effettuato solo il 28% dei tagli promessi, o del Kazakhstan, produttore non Opec, che invece di tagliare ha aumentato l’output di ben 29mila bg nello stesso mese.

Fonte: Il Sole 24Ore – Sissi Bellomo (pag. 5)

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