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Home Rassegna Stampa Si rafforza l’ipotesi di “stretta” Fed. Il petrolio Wti torna sopra 50 dollari
07/10/2016 - Pubblicato in news internazionali

Nel giorno in cui il petrolio Wti ritocca i 50 dollari, i mercati registrano anche il rafforzamento dell’ipotesi di un rialzo dei tassi negli Usa a dicembre: le probabilità sono salite al 64%. Questo secondo spunto ha fatto tentennare le Borse, che non sarebbero avvantaggiate da tale manovra. Quanto al petrolio, già sui massimi da 4 mesi, ha continuato ad apprezzarsi. Dopo il Brent, ieri anche il Wti è riuscito a sfondare al rialzo la soglia dei 50 dollari al barile, per chiudere a 50,44 $, a fronte dei 52,51 $ del riferimento europeo. A influenzare gli acquisti ha contribuito il nuovo calo delle scorte negli Stati Uniti, comunicato mercoledì dall’Eia: quelle di greggio per la prima volta da gennaio sono scese sotto 500 milioni di barili, dopo una riduzione complessiva di oltre 25 mb in settembre che non smette di sorprendere gli analisti. Il rally del petrolio - che è riuscito a contrastare il vento contrario rappresentato dal dollaro forte - si sta autoalimentando anche per fattori tecnici. E poi c’è l’Opec, che è tornata ad alimentare l’aspettativa di una collaborazione ai tagli di produzione da parte della Russia e di altri Paesi esterni al gruppo. Una nuova tornata di incontri ci sarà nei prossimi giorni a Istabul, dove tra il 9 e il 13 ottobre si svolgerà il World Energy Congress. La notizia, anticipata mercoledì sera dal ministro algerino dell’Energia Noureddine Bouterfa è stata confermata anche dal Venezuela e soprattutto dalla Russia, attraverso dichiarazioni del ministro Alexander Novak alla Ria Novosti. In particolare, Novak ha detto che nella capitale turca incontrerà il segretario generale dell’Opec, Mohammed Barkindo, e discuterà gli accordi di Algeri con non meglio precisati «ministri di altri paesi produttori di petrolio». Molti analisti tuttavia restano scettici sull’effettiva realizzazione dei tagli: il gruppo ha promesso di riportare l’estrazione di greggio a 32,5-33 mbg (rispetto agli attuali 33,24 mbg che si autoattribuisce), ma ha rinviato al vertice del 30 novembre il compito più difficile, ossia la ripartizione dei sacrifici tra i Paesi membri.

Fonte: Il Sole 24 Ore – Sissi Bellomo, Vito Lops (pag. 2)

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