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Home Rassegna Stampa Prezzo del petrolio, il ponte con gli Usa di Sechin (Rosneft)
06/06/2017 - Pubblicato in news internazionali

«Nel mondo moderno del petrolio ci sono tre regolatori. Il primo è il mercato petrolifero americano, che produce 9,3 milioni di barili al giorno. Poi l’Arabia saudita, quindi la Russia. Un coordinamento tra questi tre leader sarebbe sicuramente benefico per il mercato, per le compagnie, per gli azionisti, per tutti». A dichiararlo al Financial Times è stato il potente Ceo di Rosneft — e braccio destro di Vladimir Putin — Igor Sechin. Dopo il vertice Opec di fine maggio era stato il ministro del petrolio saudita, Khalid al Falih, a sostenere che una coesistenza tra Opec, non Opec e produttori Usa era inevitabile, se si voleva sperare in un rialzo delle quotazioni del greggio. Ma come trovare un ponte, un contatto, con un mondo frammentato di imprese, come quelle «shale» americane? La questione rimane controversa, ma in ogni caso Sechin ha mostrato di apprezzare che Rex Tillerson, ex ceo di ExxonMobil, sia stato messo a capo della diplomazia Usa: «È un bene per il settore – ha detto al quotidiano britannico – perché lo stimato nostro ex collega capisce perfettamente le sinergie che possono venire dai nostri progetti comuni». A suo modo un segnale, anche se sullo sfondo, a bloccare un «appeasement», restano la questione delle sanzioni alla Russia («ma non si possono trasferire le responsabilità politiche alle aziende», ha commentato) e il caso in piena evoluzione delle relazioni tra l’attuale amministrazione Trump e gli ambienti moscoviti.

Fonte: Corriere della Sera – red. (pag. 33)

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