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Home Rassegna Stampa I prezzi bassi del petrolio di oggi rischiano di costarci cari domani
06/05/2020 - Pubblicato in news internazionali

Il 20 aprile 2020 è una data che è già entrata nella storia dei mercati petroliferi. Quel giorno il contratto di riferimento negli Usa ha chiuso a -37 dollari al barile. Tassi di interesse nominali negativi e prezzi negativi per una merce reale sembravano due eventi “impossibili”. Le misure di contenimento messe in atto per contrastare la diffusione del virus rappresentano uno shock senza precedenti per la domanda globale di petrolio. L’Aie prevede per aprile un calo della domanda globale di 29 milioni di barili al giorno su base annua (circa il 30% della domanda), e per maggio un calo su base annua di 26 milioni di barili al giorno. Contrazione della domanda senza precedenti che si affianca all’insufficiente capacità di stoccaggio. Tutto ciò continuerà a perpetuarsi a meno che la domanda globale non riprende a crescere. Gli sviluppi più recenti hanno chiaramente dimostrato che l’entità dell’attuale squilibrio dei mercati petroliferi va ben al di là dell’accordo concluso dall’Opec+. La produzione petrolifera è per forza di cose destinata a diminuire, così come gli investimenti in esplorazione e produzione diminuiranno notevolmente quest’anno, di circa il 40% negli Usa e del 20% a livello globale rispetto al 2019. Tutto ciò potrebbe causare squilibri significativi nel medio termine, qualora una domanda in ripresa dovesse significativamente superare la produzione. I prezzi bassi potrebbero minare anche la capacità dell’industria petrolifera di sviluppare alcune delle tecnologie necessarie per la transizione energetica globale. Trump potrebbe intervenire con il salvataggio dei produttori americani, l’introduzione di tariffe sulle importazioni, la liberazione di capacità di stoccaggio o anche l’acquisto di greggio che i produttori lascerebbero nel sottosuolo fino alla ripresa dei prezzi. Nel frattempo l’Opec+ potrebbe cercare di aumentare il suo accordo di taglio alla produzione. Ma è ragionevole supporre che questa crisi sarà risolta solo con una ripresa della domanda globale.

Fonte: Il Sole 24 Ore - Simone Tagliapietra (pag. 21)

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