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Home Rassegna Stampa Un pieno di idrogeno
28/09/2020 - Pubblicato in news nazionali

Spinta sull’idrogeno, decisivo a decarbonizzare il mondo. Complice all’orizzonte il Recovery Plan che mette sul piatto ottimi propositi e generosi contributi. Era il 10 marzo 2020 quando la Commissione europea ha lanciato il progetto ECH2A – European Clean Hydrogen Alliance che, nel suo assetto definitivo, mette insieme enti pubblici e privati, associazioni di imprese e cittadini, per definire le priorità del prossimi anni su promozione e sviluppo dell’idrogeno. Ne fanno parte la Bei, ma anche le italiane Snam, Eni, Fincantieri e Sapio. Potenziare la filiera significa accelerare ricchezza e sostenibilità. Tradotto in cifre per l’Italia del 2050 l’idrogeno potrebbe valere tra i 22 e i 37 miliardi di Pil aggiuntivo con un valore cumulato della produzione, fra il 2020 e il 2050, che oscillerebbe fra 890 e 1500 miliardi. L’incremento dei posti di lavoro si assesta tra i 320 e 540 mila a fronte di un suo utilizzo al 23% nei consumi finali che vale un bel taglio di emissioni nocive del 28%. Poche settimane fa, anche Confindustria ha aderito all’alleanza europea, nominando rappresentante per il Belpaese Aurelio Regina. Ambrosetti e Snam hanno messo nero su bianco i desiderata e le linee guida nel documento H2 Italy 2050. «Nel 2000 il prezzo dell’idrogeno prodotto da rinnovabili era 40 volte superiore a quello del petrolio. Oggi invece si stima che nel giro di 5 anni possa diventare competitivo rispetto ad altri combustibili e soddisfare, entro il 2050, circa un quarto della domanda di energia italiana», spiega Alverà, ad di Snam. Considerando che trasporto e stoccaggio hanno molte similitudini con il gas naturale, l’Italia sarebbe un passo avanti grazie alla sua estesa rete di distribuzione. L’obiettivo è fare dell’Italia e del Mediterraneo un vero hub, uno snodo fra il Nord Africa, dove grazie all’energia solare si potrebbe produrre idrogeno a costi inferiori del 15% rispetto al resto del vecchio continente. Un ponte fra Europa e Africa permetterebbe, almeno in parte, di affrancarsi dalle più tradizionali rotte di approvvigionamento di gas e idrocarburi. Snam ha messo sul campo 1,4 miliardi di investimenti al 2023 per il solo idrogeno, creando una business unit ad hoc per rendere le infrastrutture già esistenti idonee al suo trasporto e, dall’altra, per fortificare alleanze industriali e tecnologiche. Grazie a metanodotti che al 70% sono già “hydrogen ready”, nella rete Snam l’idrogeno ha già viaggiato al 5 e 1°%, insieme al gas naturale, per rifornire un pastificio e una ditta di imbottigliamento. «Immettere nelle nostre reti il 10% di idrogeno sul totale del gas trasportato annualmente, equivarrebbe a 7 miliardi di metri cubi di energia, che rappresentano il consumo di 3 milioni di famiglie, con una riduzione di emissioni di anidride carbonica di 5 milioni di tonnellate», aggiunge Alverà.

Fonte: Il Giornale – Lucia Galli (pag. 19)

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