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Home Rassegna Stampa Più rinnovabili ma il petrolio resta strategico
07/07/2017 - Pubblicato in news nazionali

Quando si parla di sostenibilità e clima un fatto appare evidente: energia e ambiente hanno bisogno di strategie di medio-lungo periodo, la politica invece gioca la partita sul breve termine. E questo crea un cortocircuito, perché le misure da intraprendere in tema di energia e sostenibilità «richiedono più tempo rispetto ai cicli politici. Da ex sindaco di Roma ed ex ministro dell’Ambiente e dei Beni culturali il presidente del Centro per un Futuro sostenibile, Francesco Rutelli, conosce bene la politica. Ma Rutelli ha anche la consapevolezza che «siamo parte di un ecosistema globale in cui l’azione di un singolo Paese produce effetto per tutti» e che «l’Europa da sola non ce la può fare: la responsabilità deve essere globale». L’occasione del dibattito è un convegno su «L’agenda per il clima e l’energia negli scenari globali in cambiamento» promosso dal Centro per un Futuro sostenibile, a cui hanno partecipato anche Faith Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, l’ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia Li Ruiyu, il presidente dell’Ispi Giampiero Massolo, l’europarlamentare Simona Bonafè. La transizione energetica in corso, guidata da gas e fonti rinnovabili, è un fatto consolidato. E l’uscita degli Usa dall’accordo di Parigi sul clima avrà un impatto meno determinante di quanto si possa pensare— secondo Massolo— per il diverso approccio alla questione ambientale tra amministrazioni locali e governo federale. Se nel periodo 2000-2010 la somma di gas e fonti green rappresentava un terzo dei consumi mondiali, nei sei anni successivi è arrivata a pesare i due terzi, il carbone è passato dal 47% a 10% mentre il petrolio è salito dal 16% al 27%. A dimostrazione che «il petrolio resta strategico per la sicurezza del sistema energetico mondiale», come ha spiegato Birol.

Fonte: Corriere della Sera, Economia – Francesco Basso (pag. 45)

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