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Home Rassegna Stampa Petrolio sostenuto dall’ottimismo degli speculatori
18/01/2018 - Pubblicato in news internazionali

Al giro di boa dei 70 dollari al barile il petrolio rischia un’inversione di tendenza. Gli hedge funds hanno infatti spinto l’esposizione rialzista a livelli estremi, che potrebbero preludere – come è spesso accaduto in passato – a una brusca correzione. Le quotazioni per il momento tengono. I ribassi di lunedì e martedì non si sono trasformati in un tracollo, nonostante gli analisti avessero evidenziato alcuni segnali tecnici allarmanti. E ieri c’è stato addirittura un lieve recupero, che a fine seduta ha riportato il Brent a 69,38 dollari (+0,3%) e il Wti a 63,97 $(+0,4%), molto vicino ai massimi triennali. Il mercato resta comunque vulnerabile. Troppi investitori stanno scommettendo su ulteriori rincari e se per qualche motivo si scatenasse una fase di liquidazione l’impatto potrebbe essere brutale. I fondi hanno accumulato un numero senza precedenti di posizioni lunghe, ossia all’acquisto: nella settimana al 9 gennaio su Brent e Wti ce n’erano per oltre un miliardo di barili, l’equivalente di quasi due settimane di consumi globali. Negli ultimi mesi non sono mancati segnali incoraggianti sul fronte dei fondamentali. Oggi, per la nona settimana consecutiva, le statistiche dagli Usa dovrebbero mostrare una riduzione degli stock. O almeno, questo è quanto si aspettano gli analisti. Tuttavia, persino nell’Opec serpeggia la preoccupazione che qualcosa possa ancora deragliare i piani: il ministro iraniano Bijan Zanganeh, che pure ha una fama di “falco”, qualche giorno fa ha dichiarato che «ci sono membri dell’Organizzazione che non vogliono un prezzo del Brent superiore a 60 dollari al barile, a causa dello shale oil». La produzione di petrolio Usa ha già accelerato in modo rapido e vistoso, in reazione alla ripresa delle quotazioni del barile.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Finanza & Mercati – Sissi Bellomo (pag. 34)

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