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Home Rassegna Stampa Il petrolio snobba l’effetto Doha
19/04/2016 - Pubblicato in news internazionali

Il petrolio ha archiviato in fretta il fallimento del vertice di Doha: dopo un tonfo del 7% in avvio di seduta, nel giro di poche ore il Brent è riuscito addirittura a cancellare le perdite, per chiudere intorno a 43 dollari al barile, sui livelli di venerdì. Una performance sorprendente, ma non del tutto irrazionale. Un accordo per congelare fino al 1° ottobre la produzione sui livelli di gennaio - come quello che si stava discutendo in Qatar - non avrebbe in effetti spostato molto l’equilibrio tra domanda e offerta di petrolio, poiché tra i Paesi coinvolti quasi nessuno sarebbe stato in grado di aumentare ulteriormente le estrazioni. In compenso, proprio mentre le trattative stavano naufragando, il surplus di greggio che da oltre due anni pesa sulle quotazioni del barile è scomparso: un provvidenziale sciopero ha ridotto la produzione del Kuwait di 1,7-1,9 milioni di barili al giorno, a seconda delle stime. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) nel primo trimestre l’eccesso di offerta è stato in media di 1,5 mbg. Se prolungato - cosa che al momento è impossibile prevedere - l’involontario taglio produttivo del Kuwait potrebbe quindi addirittura contribuire ad abbassare il livello delle scorte, a maggior ragione perché viene a sommarsi a una lunga serie di difficoltà produttive, dalla Libia al Venezuela, dalla Nigeria all’Iraq, che gli analisti di Energy Aspects stimano aver fermato oltre 2 mbg di capacità in giro per il mondo. Un aiuto insperato, che potrebbe rivelarsi decisivo per accelerare la ripresa delle quotazioni del petrolio, che comunque, dopo la caduta in gennaio sotto 30 $/barile, è già stata innescata dalla progressiva ritirata dello shale oil e di altre produzioni ad alto costo.

Fonte: Il Sole 24 Ore – Sissi Bellomo (pag. 5)

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