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Home Rassegna Stampa Petrolio, di nuovo sotto pressione. La volatilità è ai massimi da tre anni
28/12/2018 - Pubblicato in news internazionali

C’è anche il colosso statale cinese Sinopec tra le vittime delle sempre più violente oscillazioni dei prezzi del petrolio. La notizia che il gruppo petrolchimico ha sospeso due dirigenti in seguito a perdite nel trading è emersa ieri, proprio mentre il mercato compiva l’ennesima inversione di rotta: dopo il balzo dell’8,7% a Santo Stefano, il Wti ieri ha di nuovo perso oltre il 3%, chiudendo sotto 45 dollari. Il prezzo del petrolio ormai sembra muoversi in modo irrazionale: l’ampiezza del crollo – quasi il 40% dai record di ottobre, quando il Brent volava sopra 85$ - non è giustificato dai fondamentali, soprattutto alla luce dei tagli produttivi di Opec e Russia, in vigore dalla prossima settimana. Dall’annuncio della decisione Plus il petrolio ha perso il 16%, una reazione che negli ultimi dieci anni non si era mai vista in circostanze analoghe. Il Ministro dell’Energia russo, Alexandr Novak, dà la colpa (anche) agli Stati Uniti: la volatilità, spiega, è figlia delle incertezze create “dalle guerre commerciali e dall’imprevedibilità dell’amministrazione Usa”. È tuttavia probabile che un ruolo importante ce l’abbiano anche gli algoritmi: quelli che guidano molti hedge funds, ma anche quelli che tengono in piedi le operazioni di hedging delle compagnie petrolifere, specie quelle dello shale oil. A suggerire questa chiave di lettura è Phil Verlager, noto analista indipendente, secondo cui tali operazioni effettuate con contratti derivati riguardano ben 500 milioni di barili di greggio al giorno.

Fonte: Il Sole 24 Ore – Sissi Bellomo (pag. 21)

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