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Home Rassegna Stampa Petrolio, la guerra dei prezzi causa il maggior crollo dal 1991
10/03/2020 - Pubblicato in news internazionali

Da un lato il coronavirus, che fa crollare la domanda di petrolio, dall'altro una guerra dei prezzi all'ultimo sangue fra i tre giganti dell'oro nero, Arabia Saudita, Russia e Stati Uniti. Fiumi di greggio si stanno riversando su un mercato che per il momento non è in grado di consumarlo in minima parte. Inevitabile che le quotazioni del barile vadano a picco, per ritrovare una seduta altrettanto nera bisogna risalire al 1991. Il Brent è arrivato a scambiare a 31 dollari al barile, prima di un parziale recupero, il Wti ha segnato un minimo di 27,34 dollari. Donald Trump minimizza sul coronavirus e punta il dito sullo scontro tra Mosca e Riad. I due si stanno sfidando apertamente e si preparano per una lunga guerra di trincea. La Russia ha annunciato di essere pronta a bruciare tutte le riserve valutarie del fondo sovrano pur di non cedere terreno agli avversari e si essere in grado di resistere fino a 10 anni con il petrolio a 25-30 dollari. L'Arabia Saudita, secondo fonti di Energy Intelligence, ha iniziato a predisporre misure che la rendano in grado di fronteggiare anche una discesa del petrolio a 12-20 dollari al barile. Il ministro algerino Arkab, presidente di turno dell'Opec, ha lanciato un appello a mettere da parte le divisioni per ritrovare un'intesa sui tagli di produzione. A far saltare l'intesa all'Opec Plus di Vienna è stato il tentativo dell'Arabia Saudita di costringere di fatto Mosca a ulteriori tagli di produzione.

Fonte: Il Sole 24 Ore- Sissi Bellomo (pag. 5)

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