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Home Rassegna Stampa Petrolio e gas restano ancora centrali per il futuro
11/11/2017 - Pubblicato in news nazionali

L’Italia ha un urgente bisogno di strategia nazionale per unire un paese sfilacciato, diviso, impoverito dalla deindustrializzazione. Il tentativo, encomiabile, lo fa nell’energia, ma i risultati deludono, mentre spiccano intendimenti da rivoluzione verde che rischiano di assecondare la deriva populista in atto. Clamoroso è il silenzio sulla produzione nazionale di gas e petrolio, gli idrocarburi, quelli che ancora oggi coprono il 70% dei nostri consumi di energia: nel 2016 119 milioni di tonnellate di petrolio equivalente (tep) su un totale di 169 milioni tep. La nostra prima società industriale, quella che guida il nostro listino azionario e quella che ha dato le migliori soddisfazioni allo Stato circa le privatizzazioni, è l’Eni, che sta per Ente Nazionale Idrocarburi, una delle grandi compagnie petrolifere internazionali. La nostra storia energetica, comune a tutti i Paesi europei, è fatta dal gas e dal petrolio: il primo ha permesso negli ultimi 20 anni di ottenere miglioramenti ambientali nella produzione elettrica, in termini di riduzioni delle emissioni di CO2, pari a quelli delle fonti rinnovabili, senza però far pagare ai consumatori gli incentivi. Il petrolio, è ancora la prima fonte, in quanto nei trasporti conta ancora per il 97%. La Sen del 2013 indicava come obiettivo per il 2020 una produzione di gas e petrolio di 24 milioni di tep, contro l’allora 12, sceso a 9 nel 2017. Oggi, invece, è sparito ed è lecito dedurne che sia diventato zero, in maniera coerente con chi ritiene, secondo la vulgata di una rivoluzione verde acritica e apodittica, che si possa fare a meno dei fossili entro pochi mesi. La nuova Strategia sembra puntare tutto sugli obiettivi “verdi” che devono necessariamente attenersi a quelli comunitari, molto ambiziosi, sui quali trova un po’ di condivisione, molto facile, quasi tutta la politica italiana.

Fonte; Il Sole 24 Ore – Davide Tabarelli (pag. 6)

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