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Home Rassegna Stampa Petrolio, la crisi a Permian frena la crescita della produzione Usa
12/09/2018 - Pubblicato in news internazionali

Nel bacino di Permian le estrazioni stanno rallentando: una frenata che secondo alcuni protagonisti del settore potrebbe dipendere non solo dalla temporanea inadeguatezza degli oleodotti e che ora ha convinto anche il Governo a ridimensionare le attese sul prossimo futuro. L’Energy Information Administration (Eia) ieri ha tagliato le stime sulla produzione di greggio Usa: ora prevede che nel 2019 ci sarà un incremento di 840mila barili al giorno, invece di 1,02 milioni, per arrivare a una media di 11,4 mbg. I segnali di allarme su Permian si stanno intensificando. A giugno avevano fatto scalpore le dichiarazioni di Scott Scheffield, ceo di Pioneer Natural Resources, secondo cui entro settembre la produzione del bacino avrebbe smesso di crescere, poiché si sarebbe esaurita la capacità di trasporto degli oleodotti in uscita dall’area. Le quotazioni del petrolio hanno già iniziato a correre ed altri esperti nel frattempo hanno sollevato dubbi ancora più seri sulla potenzialità dell’area, che non hanno nulla a che vedere con gli oleodotti. Nuovi tubi con una portata complessiva di 2,1 mbg entreranno in funzione entro la fine del 2019, altrettanti sono attesi per il 2020. Ma rischiano di rivelarsi eccessivi, anche perché Permian sta evidenziando debolezze tecniche. A sostenerlo ora non è più un numero ristretto di geologi e analisti. A loro si sono uniti dirigenti di spicco del settore, Paul Kibsgaard, ceo di Schlumberger, e Bill Thomas, ceo di Eog Resources.

 

Fonte: Il Sole 24 Ore, Finanza&Mercati – Sissi Bellomo (pag. 15)

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