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Home Rassegna Stampa Petrolio, il barile resta mini
12/06/2017 - Pubblicato in news internazionali,news nazionali

L’annuncio di altri nove mesi di tagli alla produzione Opec e russa di greggio non ferma il declino del Brent. Dopo l’accordo di fine maggio per prolungare i tagli fino a marzo, il prezzo del barile ha continuato a perdere quota, tornando sotto i 50 dollari, con un calo del 10% rispetto al primo avvio del programma congiunto in dicembre e della metà rispetto al picco raggiunto nel 2014. Tanto che da Mosca arrivano i primi segnali di scetticismo sulle misure salvaprezzo. Igor Sechin, capo del colosso petrolifero russo Rosneft e fedele alleato del presidente Vladimir Putin, ha commentato l’andamento delle quotazioni mettendo in dubbio che i tagli possano contrastare, alla lunga, l’aumento di produzione del greggio da scisti americano. Negli ultimi giorni i russi e i sauditi, i due co-piloti di questa operazione, si sono impegnati in un grande sforzo per dimostrare la cooperazione tra i due Paesi, dichiarando l’intenzione di fare «tutto il possibile» per sostenere le quotazioni. L’estensione dell’accordo dimostra che non si torna indietro. Nella conferenza di fine maggio, i ministri dei due Paesi sono arrivati sulla stessa macchina e hanno tenuto solo conferenze stampa congiunte per dimostrare la stabilità di questa inusuale alleanza. Nel frattempo, però, l’industria petrolifera Usa ha dimostrato di poter prosperare anche a 50 dollari al barile, grazie alla rapida riduzione dei costi, che consente di accelerare le perforazioni. Il Dipartimento dell’Energia ha annunciato la scorsa settimana che la produzione Usa è aumentata di ulteriori 22.000 barili al giorno, a 9,3 milioni di barili al giorno, il livello più alto dall’agosto 2015. E il ritiro dall’accordo di Parigi sul clima porta gli analisti a pensare che la produzione americana potrebbe accelerare ancora.

Fonte: Corriere della Sera, L’Economia – Elena Comelli (pag. 56)

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