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Home Rassegna Stampa Il petrolio affonda sotto il peso di scorte di nuovo in aumento
21/06/2017 - Pubblicato in news internazionali

Gli investitori stavano aspettando da mesi un segnale di efficacia dei tagli Opec. Alla fine il segnale è arrivato, ma nell’arco di poche settimane si è anche già spento: le scorte petrolifere, che avevano finalmente iniziato a ridursi, hanno ripreso ad accumularsi con un’evidenza impossibile da ignorare. Il mercato ha reagito di conseguenza, spingendo le quotazioni del greggio ancora più in basso, a livelli che non toccavano da metà novembre: 45,42 $/barile per il Brent e 42,75 $ per il Wti. Con i ribassi di ieri, che hanno sfiorato il 3%, il petrolio è entrato tecnicamente in «bear market», ossia ha corretto di oltre il 20% dai massimi di gennaio. Non sono previsioni, stime o sensazioni ad aver cambiato l’umore degli operatori. Non è più l’impazienza di veder riequilibrare la domanda e l’offerta di greggio. E non è nemmeno un gioco speculativo astratto. Le prove di un nuovo aumento del surplus sono sotto gli occhi di tutti, o quanto meno di tutti gli addetti ai lavori: sul mercato fisico, dove carichi di greggio hanno ricominciato a vagare per mare in cerca di un acquirente. I cosiddetti stoccaggi galleggianti, greggio e prodotti raffinati conservati a bordo di petroliere, non sono ancora attraenti dal punto di vista speculativo, ma sono comunque risaliti a 111,9 milioni di barili, stima la società francese Kpler. La recente discesa degli stock di greggio negli Stati Uniti, che aveva incoraggiato il mercato, sembra aver semplicemente trasferito il problema altrove: con estrazioni ai massimi da due anni (9,3 mbg) e infrastrutture di trasporto sempre più efficienti, gli Usa esportano volumi crescenti di greggio, addirittura oltre 1 mbg in aprile. Anche le raffinerie americane producono a ritmi da primato, sfornando prodotti che si vanno ad accumulare sia in patria (le scorte di benzine stanno salendo in modo allarmante) sia, ancora una volta, sui mercati di esportazione. L’effetto ribassista sulle quotazioni del Brent era inevitabile, di fronte a un quadro del genere.

Fonte: Il Sole 24 Ore Finanza & Mercati – Sissi Bellomo (pag. 22)

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