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Home Rassegna Stampa In perdita il 3,5% del petrolio estratto
06/02/2016 - Pubblicato in news internazionali

Agli attuali livelli di prezzo, intorno a 35 dollari al barile, il 3,5% del petrolio viene estratto in perdita. Si tratta di 3,5 milioni di barili al giorno di produzione, che però non viene interrotta: nell’ultimo anno le compagnie hanno tolto dal mercato per motivi economici appena 100mila bg. Le stime sono di Wood Mackenzie, che possiede una banca dati relativa ad oltre 10mila giacimenti nel mondo. Prima o poi l’offerta scenderà, chiarisce Robert Plummer, vicepresidente della società di consulenza: «I tagli agli investimenti ridurranno i futuri volumi di produzione». Considerato che le compagnie hanno già cancellato progetti estrattivi per quasi 400 miliardi di dollari, l’impatto potrebbe essere importante ed è verosimile che ci saranno ripercussioni sul prezzo del greggio, se l’offerta non sarà sviluppata abbastanza da tenere il passo con la crescita della domanda e compensare il declino dei giacimenti. Tuttavia secondo Wood Mackenzie è illusorio sperare in una volontaria chiusura dei rubinetti. «Riavviare la produzione è costoso - spiega Plummer - e molti produttori continueranno a subire perdite sperando in un rimbalzo dei prezzi». In alcune aree non solo riavviare, ma anche fermare le trivelle può essere costoso, oltre che tecnicamente complicato. Baker Hughes ieri ha comunicato che gli impianti di perforazione attivi negli Stati Uniti, già ai minimi dal 2010, sono diminuiti di altre 31 unità, ad appena 467. L’anno scorso sono state fermate 963 trivelle nel Paese, il calo più forte almeno dal 1988. Wood Mackenzie sostiene tuttavia che proprio negli Usa ci siano attualmente soltanto 190mila bg di produzione “cash negative” col Brent a 35 dollari. La maggior parte, grazie ai forti progressi tecnici, che hanno consentito di aumentare l’efficienza e la produttività degli impianti, finirebbe in rosso solo «moltoal di sotto dei 30 dollari». Il petrolio che oggi viene estratto in perdita si trova quasi tutto in Canada: 2,2 mbg, principalmente nelle oil sands. Seguono il Venezuela con 230mila bg e l’offshore britannico con 220mila bg.

Fonte: Il Sole 24 ore, Finanza & Mercati – Sissi Bellomo (pag. 23)

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