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Home Rassegna Stampa L’Opec apre al taglio della produzione
12/02/2016 - Pubblicato in news internazionali

Sui circuiti elettronici internazionali, le quotazioni dei greggi continuano ad essere molto instabili. Se da un lato, il paniere Opec ha registrato un vero e proprio tonfo, scendendo sotto quota 26, Brent e Wti si sono mossi in direzioni opposte, con oscillazioni intorno al mezzo dollaro al barile. Sembra quindi che non si sia ancora trovata una vera e propria direzione. Intanto da oltreoceano arrivano gli ultimi dati sulle scorte in Usa, che nell'ultima settimana sono scese di 0,8 milioni di barili, restando però sempre sopra il livello record di tutti i tempi di 500 milioni di barili. Il calo è stato favorito dalla diminuzione delle importazioni, calate nello stesso periodo da 8,2 a 7,1 milioni di barili al giorno, ed è avvenuto nonostante il leggero calo del tasso di utilizzo delle raffinerie, passato dall'86,6% all'86,1%. Intanto, il dollaro continua a rafforzarsi, avendo il consueto impatto ribassista sui prezzi del petrolio. Il Wti - che ieri è sprofondato fino a 26,05 dollari al barile, il minimo da maggio 2003 - oggi potrebbe forse risollevarsi e magari anche tornare a correre, specie se il cambio di rotta dell’Organizzazione degli esportatori di greggio fosse confermato. Ma il sospetto è che anche stavolta tutto potrebbe risolversi in una bolla di sapone. A rimettere in fibrillazione gli operatori sono state alcune dichiarazioni del ministro degli Emirati arabi uniti, Suhail bin Mohammed al-Mazrouei, trasmesse via Twitter da una giornalista del Wall Street Journal. A prima vista non sembrano dirompenti: «L’Opec - recita il primo di una serie di tweet - è pronta a cooperare su un taglio, ma i prezzi attuali stanno già forzando i produttori non Opec quanto meno a limitare l'output, dice il ministro dell'Energia Uae».

Fonte: Il Messaggero – red. (pag. 4)

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