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Home Rassegna Stampa L’Opec c’è ancora?
17/12/2018 - Pubblicato in news internazionali

L’Opec si può ancora definire un “cartello”?  La domanda è sorta spontanea dopo l’ultimo vertice viennese e l’annunciato addio del Qatar, ma i dubbi relativi alla sua fine non sono nuovi. D’altronde, per essere un “cartello”, l’Opec ha superato per durata qualsiasi altra intesa di tenore simile e si avvicina ormai ai sessant’anni di vita. Molto è cambiato nel frattempo, soprattutto dai primi anni Duemila. L’Arabia Saudita è sempre il leader economico dell’organizzazione, ma ha perso il suo ruolo di unico soggetto in grado di determinare l’equilibrio tra domanda e offerta, e quindi di condizionare i prezzi per tutti. L’Opec non produce più quasi la metà del petrolio mondiale, come negli anni ’80, ma la sua quota è scesa circa di un terzo. E oggi come non mai l’Arabia e l’Opec devono fare i conti con la Russia e soprattutto con gli Stati Uniti, che da un decennio a questa parte hanno beneficiato della rivoluzione “shale”. Ma a continuare il vecchio gioco del controllo dei prezzi sono soprattutto Russia ed Arabia. Gli Stati Uniti invece non giocano. O meglio, giocano solo con una prospettiva, quella dettata dal profitto delle singole compagnie. Il management della produzione, insomma, non è “politico”. Va da sé che gli Stati Uniti hanno il futuro davanti. Come ricordato dalla Iea (l’Agenzia internazionale dell’energia) nell’ultima settimana di novembre sono diventati per la prima volta dal 1991 “esportatori netti” di petrolio e prodotti petroliferi.

Fonte: Corriere della Sera, L’Economia – Stefano Agnoli (pag. 21)

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