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Home Rassegna Stampa Mosca e Riad sfidano gli Usa sul petrolio. Una super-Opec per controllare i prezzi
09/02/2019 - Pubblicato in news internazionali

La nascita di un Super-Opec. L’idea, che sarà discussa al vertice di Vienna del 17 febbraio, è creare una alleanza fra i 13 Paesi dell’organizzazione guidata dall’Arabia Saudita e altri dieci esportatori, a partire dalla Russia, che non ne fanno parte. Parliamo di pesi massimi. Mosca, con 11,1 milioni di barili al giorno è il secondo produttore e il secondo esportatore al mondo. Ma nel pacchetto ci sono anche il Messico, 1,74 milioni di barili al giorno, e il Kazakhstan, 1,7 milioni. Gli altri sono ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale e del Caucaso, come l’Azerbaigian, e africane, a partire dal Sud Sudan. L’Opec e il gruppo dei dieci collaborano già dal 2016 ma ora l’azione diventerà più organica e ha un obiettivo preciso: riprendere il controllo del mercato. La rivoluzione dello shale oil negli Stati Uniti, infatti, ha cambiato gli equilibri. Con l’arrivo di Donald Trump, poi, la battaglia è diventata sanguinosa. Trump ha eliminato ogni vincolo ambientale all’estrazione del petrolio di scisto e il punto di pareggio per i produttori si è abbassato. Oggi è stimato attorno ai 40 dollari al barile. È questo il nuovo “pavimento” verso il basso dei prezzi, sul quale l’inquilino della Casa Bianca vuole schiacciare le quotazioni. Per i due maggiori esportatori, Riad e Mosca, è un problema, e ora le due potenze petrolifere, con l’arrivo di Re Salman al potere e poi di suo figlio Mohammed, si sono avvicinate come non mai. Di qui la necessità per Mosca e Riad di consolidare e dare una cornice ufficiale alla loro alleanza. La Super-Opec punterà a imporre tagli generalizzati alla produzione e a far risalire i prezzi.

Fonte: La Stampa – Giordano Stabile (pag. 10)

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