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Home Rassegna Stampa Il mistero del barile scomparso. Così i tagli (non) spingono i prezzi
11/03/2017 - Pubblicato in news internazionali

A due mesi dall’applicazione dell’accordo tra i paesi Opec e non-Opec sui tagli alla produzione, il prezzo del Brent è salito del 15 per cento, superando i 55 dollari al barile. Ma attenzione a non farsi ingannare dalle certezze di Riad, ostentate dal Ministro dell’Energia Khalid al-Falih, che prevede ulteriori rincari da qui a fine anno. Gli investimenti nella produzione delle compagnie petrolifere americane sono già ripresi e le stime di Barclays, basate sui dati previsionali, di oltre 200 petrolieri li danno in aumento del 27% quest’anno, rispetto al 2016. Negli Stati Uniti, in particolare, la produzione di greggio ha svoltato secondo l’Energy Information Administration, che per quest’anno prevede i primi aumenti dalla fine del 2014. Le ultime stime dell’Eia danno un incremento della produzione dell’1,3% nel 2017, a 9 milioni di barili al giorno, smentendo la precedente previsione di un calo dello 0.9%. Un ulteriore aumento del 3,3% a 9,3 milioni di barili al giorno è previsto per il 2018, non solo grazie alla ripresa dei prezzi, ma anche alla migliore efficienza delle tecnologie di perforazione. Exxon ha dichiarato recentemente l’intenzione di aumentare di 1 milione di barili al giorno la sua produzione da shale oil, superando la produzione dalle risorse convenzionali. Chevron a sua volta sembra ben avviata verso la stessa direzione. Da qui derivano i dubbi espressi da molti sull’effetto dei tagli previsti dall’accordo fra paesi Opec e non-IOpec, che dovrebbe portare a una riduzione di 1,8 milioni di barili al giorno.

Fonte: Corriere della Sera, l’Economia – Elena Comelli (pag. 56)

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