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Home Rassegna Stampa Dalla Libia alla Turchia la sfida per il controllo del Mediterraneo
13/01/2020 - Pubblicato in news internazionali

Non soltanto il Golfo, anche il Mediterraneo rappresenta una posta in gioco rilevante per il controllo delle fonti di energia. In particolare il gas del levante, ovvero quei giacimenti che dal 2008 in poi sono stati scoperti nelle acque israeliane, cipriote e egiziane. La situazione è ingarbugliata, da un lato Atene, Cipro e Israele, dall’altro la Turchia. Il 2 gennaio scorso, ad Atene, il primo ministro greco Mitsotakis, il presidente cipriota Anastasiadis e il premier israeliano Netanyahu hanno firmato un accordo intergovernativo per dare il via libera all’Eastmed, un gasdotto sottomarino che partendo dalle coste dello stato ebraico toccherà Cipro, Creta e la penisola greca e la penisola greca per poi sbucare in Italia, ad Otranto. L’accordo a tre è stato il colpo di acceleratore su un progetto pensato in varie forme dal 2013. E la mossa ha avuto un motivo ben preciso: rispondere e contestare l’accordo “strategico” di fine novembre scorso tra la Turchia e la Libia tripolina di Fayez Al- Serraj. Ankara ha sempre sostenuto che le concessioni rilasciate dal governo di Nicosia alle compagnie petrolifere (italiane con l’Eni, americane con Exxon e Noble, francesi con Total, anglo-olandesi con Shell, coreane con Kogas e israeliane con Delek) non erano legittime perché non tenevano conto degli interessi turco-ciprioti. L’ultimo fattore da prendere in considerazione è il ruolo italiano. Per le imprese coinvolte e per quelle potenzialmente coinvolgibili il progetto Eastmed è senza dubbio interessante. Il socio sviluppatore è Igi-Poseidon, la joint-venture tra la greca Depa e l’italiana Edison. La Saipem sarebbe invece il candidato naturale. In un secondo momento anche Snam potrebbe unirsi alla partita, suggerendo agli israeliani di produrre e iniettare idrogeno nel gasdotto per aumentare l’appeal green. Le incertezze maggiori però arrivano dal governo italiano. Dopo aver spinto Eastmed negli anni scorsi con l’allora ministro Calenda, l’esecutivo giallorosso Conte 2 si è limitato nei giorni scorsi ad inviare una lettera di appoggio all’iniziativa da parte del ministro Patuanelli. Malgrado il consorzio Igi-Poseidon sia in possesso dal 2011 di tutte le autorizzazioni necessarie per approdare ad Otranto, il premier aveva ritirato la disponibilità del governo, sostenendo che il gasdotto poteva eventualmente essere “compatibile con un innesto nel Tap”. Allo stato attuale il governo non vuole irritare la Turchia, che si appresta a intervenire in Libia a sostegno di Al-Serraj.

Fonte: Corriere della Sera, L’Economia – Stefano Agnoli (pag. 4)

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