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Home Rassegna Stampa La Libia tenta il rilancio della produzione del greggio
03/08/2016 - Pubblicato in news internazionali

Il crollo della produzione petrolifera rappresenta per la Libia un disastro economico che si trascina da almeno tre annui e in cui gli attacchi dell’Isis hanno avuto un impatto, se non marginale, sicuramente minore delle rivalità tra le riottose fazioni che rivendicano il controllo delle risorse energetiche. Per un paese che non è mai riuscito a curare la sua petro-dipendenza (il 96% delle entrate governative e il 95% dell’export deriva dalle vendite del greggio) l’emorragia energetica, unita alla caduta dei prezzi internazionali del barile, ha messo in ginocchio l’economia. Ecco perché l’accordo, firmato venerdì scorso, per riaprire tre importanti terminali petroliferi in Cirenaica (Ras Lanuf, Sidra e Zueitin), controllati da una potente fazione di ribelli, la Petroleum facilities guards (Pfg), ha scatenato l’entusiasmo nei palazzi del potere a Tripoli. Ora la Noc, compagnia petrolifera di Stato, grazie anche alla decisione del Consiglio di presidenza di rilasciare i fondi concordati in bilancio, intende aumentare la produzione “fino ad oltre 900mila bg entro la fine del 2016”.

Fonte: Il Sole 24 Ore – Roberto Bongiorni (pag. 24)

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