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Home Rassegna Stampa L’Italia rilancia la sfida del gas alla Germania: a Snam il 20% del gasdotto Tap
18/12/2015 - Pubblicato in news internazionali

L'azienda italiana, controllata dal ministero dell'Economia tramite la Cassa Depositi Prestiti, per 130 milioni rileva le azioni posseduto da Statoil, il colosso di stato norvegese del settore idrocarburi. Snam diventa così il partner industriale del consorzio e ottiene due posti nel consiglio di amministrazione. Tap ha un accordo con il governo dell'Azeirbajian per portare in Europa 10 miliardi di metri cubi di gas all'anno entro il 2018. Una fornitura che, nel caso, potrebbe anche raddoppiare. La materia prima arriverà attraverso i gasdotti già esistenti della Turchia e quelli, da costruire, in Grecia, Albania e sotto il mar Adriatico. L'approdo è in Italia, sulle coste del Salento e da qui può essere venduto sia sul mercato italiano, ma costituire anche una fonte di diversificazione per i consumi del resto d'Europa rispetto ai contratti con Gazprom, principale controparte dell'Unione Europa. Per questo motivo, Bruxelles ha sempre sostenuto il Tap, chiudendo anche un occhio sul fatto che il regime politico dell'Azerbajian non è certo dei più democratici. Nel consorzio è presente la società di stato del governo di Baku. la Socar con una quota del 20%, mentre il resto del capitale è diviso tra l'inglese BP (20%), la belga Fluxys (19%), la spagnola Enagas (16%), la svizzera Axpo (5%). Con l'ingresso di Snam nel consorzio Tap, si rafforza l'idea di fare dell'Italia una sorta di piattaforma per il passaggio del gas dalle regione del Mediterraneo all'Europa del Nord. Oltre al "tubo" del Tap, in Italia (in Sicilia) arrivano anche le forniture dalla Libia. Due corridoi che un domani possono anche essere porta d'accesso per il gas in arrivo da Israele e Turchia. per non parlare delle scoperte che si stanno facendo al largo delle coste tra Egitto e Cipro. Ma il vantaggio della posizione geografica dell'Italia potrebbe essere vanificata, almeno in parte, da un progetto alternativo sostenuto dalla Germania. Il consorzio North Stream, guidata dalle società tedesche E.on, Ruhrgas e Wintershall e di cui fanno parte anche Engie (Francia) e Gasunie (Olanda) hanno proposto alla Ue di sostenere il raddoppio del gasdotto che parte dalla Russia, attraverso il Baltico e porta in Germania il gas venduto dal colosso di stato russo Gazprom. Un raddoppio che contraddice la politica Ue degli ultimi anni, in cui Bruxelles ha cercato di limitare la dipendenza da Gazprom, favorendo la nascita di corridoi a sud. E contro cui ora il governo Renzi ha deciso di muovere. Anche perché, come ha spiegato l'ad di Snam in una intervista a Repubblica, il danno potrebbe contenere la beffa: il gas arriva in Germania, ma per far arrivare la materia prima nel resto d'Europa bisognerebbe costruire infrastrutture che ora non ci sono, con una spesa suddivisa tra tutti gli stati. mentre arrivando da Sud le infrastrutture ci sono già.

Fonte: La Repubblica

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