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Home Rassegna Stampa L’Iraq taglia i fondi al settore petrolifero
16/09/2015 - Pubblicato in news internazionali

Non è agli Stati Uniti che bisogna guardare per cogliere i maggiori segnali di frenata dell’offerta di petrolio. L’estrazione di shale oil ha finalmente iniziato a diminuire, ma il danno maggiore - in relazione alla possibilità di soddisfare il futuro fabbisogno energetico - rischia di colpire l’Iraq: uno dei Paesi che negli ultimi anni avevano contribuito di più alla crescita della produzione petrolifera e dal quale ci si aspettava ancora molto. L’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) ancora di recente indicava proprio Baghdad come uno degli assi portanti dello sviluppo dell’offerta. L’altro era il Brasile, che per altri motivi quasi certamente deluderà. Confermando l’allarme che già circolava tra gli analisti, il ministero iracheno del Petrolio ha inviato una lettera alle compagnie straniere che operano nel Paese - tra cui Eni, ExxonMobil, Bp e Royal Dutch Shell - per avvertirle di una drastica riduzione dei fondi disponibili per lo sviluppo dei giacimenti, compresi quelli «per il rimborso dei costi ai nostri contractor». Nella missiva, datata 6 settembre, si invitano i partner a riprogrammare entro fine mese i lavori per il 2016, con nuovi budget di spesa «che riflettano la forte diminuzione dei costi di acciaio, servizi e macchinari». «Non ci aspettiamo - prosegue il ministero - che la produzione cali rispetto ai livelli stipulati nei programmi per il 2015». Le Major, che in parte hanno già rivisto gli accordi con l’Iraq, temono ora di osservare ritardi nei pagamenti. C’è inoltre il timore che sia impossibile conciliare ulteriori tagli dei costi con il rispetto della tabella di marcia per lo sviluppo dei giacimenti. Anche perché i contratti di servizio offerti da Baghdad sono già tra i meno generosi al mondo: è previsto un compenso fisso di 1,15-6 $ per ogni barile, più un tetto di 50 cents per il recupero dei costi di sviluppo «standard». Oltre ad essere colpita dal crollo del petrolio, Baghdad è costretta a sopportare forti spese militari per difendersi dall’aggressione dello Stato Islamico e le casse dello Stato sono sotto pressione: la previsione ufficiale è che il deficit quest’anno raggiungerà 21 miliardi di $. La sua produzione di greggio ha superato 4 milioni di barili al giorno ed è ai massimi da 35 anni, ma ora c’è il rischio che si fermi e in seguito inizi addirittura a calare: secondo Morgan Stanley lo farà a partire dal 2018.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Finanza e mercati – S.Bel (pag. 28)

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