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Home Rassegna Stampa Industria ceramica in allarme: <<Arrivano costi folli per la CO2>>
22/09/2020 - Pubblicato in news internazionali,news nazionali

Cambiano e diventano più severe le regole europee per le emissioni di anidride carbonica dell’industria. L’effetto principale è che dal 1° gennaio non potranno essere aiutati alcuni settori ad alta domanda di energia esposti alla concorrenza i Paesi dalla coscienza ambientale meno esigente, come in Asia. E fra i settori che perderanno il sussidio anti-concorrenza potrebbe esserci la ceramica, uno dei punti di forza del Made in Italy. L’Europa consente ai Governi di donare quote di emissioni o altri sussidi alle aziende che sono più a rischio di carbon leakage (ovvero la tendenza a delocalizzare verso Paesi meno coscienziosi), per esempio con un rimborso dei sovraccosti dell’energia elettrica. La Commissione europea ha deciso di ridurre il numero di settori cui potranno andare questi aiuti contro la competizione sporca. Dall’elenco dei salvati esce la ceramica, un settore ad altissima competizione sui costi di una materia prima invisibile ma essenziale: l’energia, quella che serve a cuocere le piastrelle e gli altri prodotti. Ecco l’elenco di alcuni settori e sottosettori salvati dalla Commissione UE: confezioni di vestiario di pelle; produzione di alluminio, piombo, stagno e zinco; prodotti chimici inorganici di base; pasta di cellulosa, carte e cartone; siderurgia; derivati dalla raffinazione del petrolio; rame e metalli non ferrosi; polietilene in forme primarie; fusione di ghisa; feltri e veli in fibra di vetro; idrogeno; composti ossigenati inorganici di elementi non metallici. La compensazione del sovraccosto scende dall’85 al 75% e viene esclusa la compensazione per le tecnologie non efficienti. La proposta di Savorani, Presidente della Confindustria Ceramica è di attendere almeno un anno, per vedere come saranno le condizioni del mondo, dell’epidemia, della crisi economica, delle tecnologie ambientali. “Il settore europeo delle piastrelle, esposto al commercio internazionale come pochi altri, con l’80% di piccole e medie imprese, 70 mila posti di lavoro diretti e locali e un fatturato di 10 miliardi di euro, dovrà far fronte ai costi addizionali dell’Ets, che i suoi concorrenti non hanno, riducendo produzione e posti di lavoro” – commenta l’associazione di settore.

Fonte: Il Sole 24 Ore – Jacopo Giliberto (pag. 13)

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