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14/07/2015 - Pubblicato in news nazionali

Nella sua intervista al Corriere della sera di domenica l'a.d. di Snam Malacarne solleva una questione centrale, che potrebbe cambiare il volto all'intero mercato gas europeo, ma di cui praticamente nessuno parla. E' il nodo della scadenza dei contratti di lungo periodo per l'importazione di gas dalla Russia (e non solo). In questi anni di consumi e prezzi in calo gli impegni di lungo periodo sui volumi si sono rivelati uno dei principali motivi di sofferenza per i grandi player. Come dare per scontato che alla scadenza verranno (tutti) rinnovati? Per il manager, addirittura, “nessuno è più disposto a prendere impegni così lunghi”. La soluzione profilata dall'a.d. di Snam – diversificare verso Caucaso, Iran e Nord Africa e facilitare gli scambi interni alla Ue con i reverse flow – risponde però solo in parte agli interrogativi. In primo luogo se davvero nessuno nell'attuale contesto volesse rinnovare impegni di lungo termine con quali forme contrattuali arriverà il gas di importazione in Europa, da qualunque paese esso venga? Anche Algeria, Iran e Azerbaigian vendono oggi con contratti long term. Oppure il sottotesto è che solo i contratti con la Russia potrebbero non essere rinnovati col deteriorarsi dei rapporti con l'Europa? In questo caso ci si dovrebbe comunque domandare come gestire diversamente volumi tanto rilevanti. In che misura e soprattutto a quali costi è possibile affidare oltre 130 mld mc/anno su 400 di consumi totali a fornitori alternativi? Comunque stiano le cose Malacarne, pur parlando pro domo sua, solleva un tema fondamentale. Su cui anzi sarebbe tempo di conoscere le effettive intenzioni degli importatori europei. Davvero lasceranno scadere i contratti? E ancor prima quanti e quali dei 126 contratti in vigore nel 2014 per un volume massimo di 449 mld mc, di cui 37 contratti per 202 mld mc con la sola Russia (dati Cedigaz), sono in scadenza nel breve-medio termine? Il recente accordo preliminare sul Nord Stream II sembra indicare una volontà di un grande acquirente come la Germania – a dispetto dei toni a volte aspri di Berlino sull'Ucraina - di rilanciare la partnership commerciale con Mosca. E l'Italia e l'Eni che intenzioni hanno? Sostituire tutto o parte del gas russo con Gnl africano? E a che prezzo? Su questo le informazioni e le dichiarazioni scarseggiano ed è davvero sorprendente che con la nuova Commissione Ue così impegnata sui temi dell'Unione energetica la questione sia oggi praticamente assente dai dibattiti.

Fonte: Staffetta Quotidiana 

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