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Home Rassegna Stampa Idrogeno, una filiera nazionale per decarbonizzare l’Italia
04/09/2020 - Pubblicato in news nazionali

Una capillare infrastruttura per il trasporto del gas, la competitività del settore manifatturiero nazionale e la capacità di integrazione dell’idrogeno nel mix energetico della penisola, candidano l’Italia a un ruolo di primo piano nella strategia messa a punto dalla Commissione Ue per l’idrogeno e nel processo di decarbonizzazione. Se intraprenderà questa strada, l’Italia potrà consolidare una filiera industriale associata allo sviluppo dell’idrogeno con importanti ricadute sia in termini di valore della produzione, compreso tra 64 e 111 miliardi di euro al 2050 tra effetti diretti, indiretti e indotti, ma che può sfiorare i 1500 miliardi nello scenario più ambizioso, sia sotto il profilo occupazionale con un apporto pari a 540 mila posti di lavoro in più nei prossimi trent’anni. A delineare questo potenziale è lo studio “H2 Italy 2050, una filiera nazionale dell’idrogeno per la crescita e la decarbonizzazione dell’Italia”, realizzato da The European House – Ambrosetti in collaborazione con Snam, che sarà presentato al Forum di Cernobbio: “L’idrogeno – spiega al Sole 24 Ore l’ad della società, Marco Alverà – può contribuire a risolvere il triplice paradosso dell’energia: ridurre velocemente e in modo significativo le emissioni fino ad arrivare a zero, garantire la sicurezza energetica e dare energia a buon mercato. Come afferma questo studio, l’Italia potrà recitare un ruolo da protagonista beneficiando di una posizione geografica che la candida a hub naturale facendo da ponte infrastrutturale tra l’Europa e il Nord Africa e, grazie al suo status di seconda nazione manifatturiera del Continente, consolidando una filiera che oggi la vede tra i primi due produttori europei di tecnologie termiche e meccaniche e di impianti e componenti potenzialmente utilizzabili per l’idrogeno”. Per giocare in prima linea però, suggerisce la ricerca, l’Italia deve dotarsi di un piano articolato che dovrà ruotare attorno a una strategia di lungo termine, e accelerare lo sviluppo di una filiera industriale dedicata attraverso la riconversione dell’industria esistente e l’attrazione di nuovi investimenti.

Fonte: Il Sole 24 Ore – Celestina Dominelli (pag. 19)

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