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Home Rassegna Stampa Eni: prima produzione Zohr nel 2017
27/09/2015 - Pubblicato in news internazionali

«Gli accordi egiziani sono di procedere in modo veloce. Lavoriamo insieme a loro, hanno la necessità di produrre questo gas. Presumo che nel 2017 potremo avere la prima produzione». Claudio Descalzi, numero uno dell’Eni, ha ribadito ieri, a margine di un convegno ad Assisi, la tabella di marcia per lo sviluppo di Zohr, il mega-giacimento appena scoperto dal gruppo nell’offshore egiziano. E i tempi sono quelli che lo stesso ad aveva indicato nelle scorse settimane, intervenendo in audizione al Senato. In quell’occasione, il top manager aveva indicato un cronoprogramma stringente per il campo egiziano che culminerà a dicembre nella decisione finale d’investimento da sottoporre al consiglio d’amministrazione. Ma l’appuntamento di ieri ha offerto al numero uno di Eni anche l’occasione per tornare, in vista della conferenza parigina sul clima (Cop 21) che si terrà a fine novembre, sul futuro energetico del Vecchio Continente e sulla necessità di rivedere il suo mix di fonti di approvvigionamento. «L’Europa - ha spiegato Descalzi - deve adottare una politica energetica omogenea, che abbia una logica. Non si possono investire fino a 73 miliardi l’anno per promuovere le rinnovabili e aumentare l’utilizzo del carbone. Questo è il mix energetico più stupido che esista». I sussidi per le rinnovabili, ha proseguito l’ad di Eni, «ricadono sulle bollette di tutti. Eppure l’Europa è l’unico continente che ha accettato il concetto di carbon pricing, respinto da America, India e Cina. Basta l’un per cento in più di carbone - ha rimarcato ancora Descalzi - per annullare il 10% di beneficio ottenuto con le rinnovabili. Non si può lasciare il mercato libero di scegliere il mix energetico, visto che oggi il costo del carbone è la metà in termini di Btu». Quanto alla conferenza di fine novembre, l’ad è stato chiarissimo. «Se a Parigi - ha chiosato Descalzi - si definiranno gli obiettivi di riduzione delle emissioni, ma non si definiranno piani d’azione e politiche convergenti applicate da tutti allo stesso modo, non servirà a niente».

Fonte: Il Sole 24 ore, Finanza & Mercati – Ce. Do.

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