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Home Rassegna Stampa Energivori, Enea: situazione peggiorata nell'ultimo decennio
15/07/2017 - Pubblicato in news internazionali,news nazionali

Il nuovo numero dell'analisi trimestrale di Enea contiene una valutazione della dinamica del peso dell'energia sui costi dell'industria italiana, da cui emerge, tra le altre cose, che la crisi economica sembra aver portato a un peggioramento della posizione relativa dell'industria italiana energy intensive. I costi energetici rappresentano una delle componenti che incidono sulla competitività del sistema Paese. La recente pubblicazione delle tavole delle interdipendenze settoriali WIOT (World Input-Output Tables), armonizzate per 43 Paesi e in serie storica dal 2000 al 2014 (prodotte dal progetto WIOD, finanziato dalla Commissione Europea nell'ambito del 7° Framework Programme), costituisce un'opportunità di studiare la struttura dei costi di tipo energetico e la sua dinamica nel tempo per i settori dell'industria manifatturiera italiana. A fronte della classificazione di riferimento - la ISIC, rev. 4 - tre sono i settori che recano la caratteristica di produrre prevalentemente beni di tipo energetico: prodotti delle miniere e delle cave; coke e prodotti petroliferi raffinati; energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata. Il livello di dettaglio dell'informazione proveniente dalle tavole delle interdipendenze settoriali consente di evidenziare l'incidenza dei costi intermedi di tipo energetico sul totale dei costi intermedi per il comparto manifatturiero propriamente detto, articolato in 19 settori. Nell'analisi si è scelto di operare tre distinte aggregazioni di detti settori industriali: un primo aggregato è quello relativo a settori che la letteratura considera tra quelli che più necessitano di input di tipo energetico, i cosiddetti energy intensive; un secondo aggregato è quello relativo a tutti i settori del comparto manifatturiero; un terzo aggregato si riferisce a settori in ordine ai quali l'Italia vanta un certo grado di specializzazione, soprattutto in termini di peso sul valore aggiunto (alimentari, abbigliamento, meccanica strumentale, tutti settori che contribuiscono ad una quota del prodotto totale per almeno il 3%). In conclusione, l'obiettivo di questa analisi è di fornire una prima valutazione preliminare dell'incidenza dei costi energetici sui costi complessivi dell'industria italiana, anche in rapporto a quella degli altri principali Paesi. La disponibilità delle tavole delle interdipendenze settoriali per 43 Paesi e in serie storica dal 2000 al 2014 rappresenta uno strumento prezioso, che merita analisi ulteriori e più approfondite. L'analisi per i tre aggregati di industrie considerati restituisce un quadro piuttosto articolato dell'incidenza dei costi dei prodotti energetici sui costi totali. Nei settori di specializzazione italiana sembra emergere una buona performance italiana, forse spiegabile con la minore sensibilità a dinamiche di oscillazione di prezzo dei prodotti energetici, per via della minore intensità energetica, e con la probabile attivazione di economie di specializzazione. Lo dimostra anche la natura temporanea e reversibile del piccolo shock che si registra nel 2008-2010, prontamente assorbito negli anni successivi. D'altra parte, il notevole miglioramento relativo registrato dall'industria cinese è certamente un fattore di rilievo per le prospettive di competitività dei settori di specializzazione italiana. A soffrire maggiormente sembrano invece proprio i settori ad elevata intensità energetica, non solo per l'Italia ma anche per l'insieme dei Paesi europei. In questo caso la caratteristica di rilievo italiana è inoltre quella di un peggioramento relativo nel corso degli anni rispetto ad altri Paesi, soprattutto a partire dal 2008, quanto a dire che la crisi economica sia andata di pari passo con un peggioramento relativo dell'industria italiana energy intensive in termini di incidenza dei costi energetici.

Fonte: Staffetta Quotidiana

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