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Home Rassegna Stampa Energia, corsa a chiudere le centrali oltre 60 sono ormai ferme e inutili
11/01/2016 - Pubblicato in news nazionali

Esse, infatti, erano fondamentali per garantire l'equilibrio del sistema, evitare black out e sostenere la crescita industriale, si sono trasformate in un "peso" economico che zavorra i bilanci delle utility che hanno conquistato le quote di mercato lasciate libere da Enel. Se una ventina d'anni fa si è rischiato di non avere abbastanza produzione, ora ce ne sarebbe da esportare in mezza Europa. Colpa del numero eccessivo di impianti costruiti con la liberalizzazione in assenza di un piano energetico del boom delle energie rinnovabili (coprono il 40% della produzione nazionale) e dell'aumento dell'efficienza del sistema. In sostanza, abbiamo il parco di centrali a turbogas migliore d'Europa ma lo usiamo pochissimo: ci sono impiantì che l'anno scorso hanno "lavorato" meno di una settimana. L'intero sistema italiano può contare su 130 giga watt di potenza installata ma la richiesta effettiva non supera i 45/50 gigawatt. Ecco spiegato perché non entrano in esercizio nuovi impianti dal 2011 e per i prossimi tre anni è previsto l'ingresso nella rete della sola centrale di Turbigo, che il gruppo Iren sta efficientando. Nel corso dell'ultimo anno il ministero dello Sviluppo Economico ha autorizzato la chiusura di centrali per 3,7 gigawatt di potenza e fra poco dovrebbe chiudersi l'istruttoria per altri 1,4 gigawatt. Un anno fa il sottosegretario Claudio De Vìncenti aveva parlato di 41 centrali da chiudere. Ma in realtà, saranno molte di più, almeno una sessantina da chiudere dal 2017 in poi. In pratica, quasi due terzi degli impianti è di fatto inutilizzato. Il governo sta studiando la soluzione, che passa sotto il nome di "capacity market": individuare le centrali più efficienti e raggrupparle in un’ unica società partecipata dagli operatori, con cui sottoscrivere contratti per una fornitura prefissata di energia. In attesa che il provvedimento si concretizzi, il governo - con il Milleproroghe - ha prolungato i tempi con cui gli impianti dovranno adeguarsi alle nuove normative europee sui fumi di emissione. Gli operatori, comunque, si stanno organizzando. Cercando di trasformare per quanto possibile un centro di puro costo in una opportunità, per limitare i danni. Ad esempio Enel, leader di mercato, ha dato il via a un processo che la porterà a chiudere 23 centrali. Lo ha chiamato "Futur-E".

Fonte: La Repubblica, A&F

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