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Home Rassegna Stampa Energia, cartiere in allarme
14/10/2015 - Pubblicato in news nazionali

Per le industrie cartarie italiane, sia quelle familiari sia le filiali di multinazionali, il rischio è sempre più concreto: trasferire l'attività fuori dal Belpaese, a causa dei costi energetici che qui continuano a salire, anziché scendere, aumentando il gap con Germania, Svezia, Finlandia e Francia. L'allarme, l'ennesimo, arriva dall'associazione dell'industria cartaria Assocarta che oggi a Lucca, all'apertura della 22esima fiera internazionale Miac sulle novità tecnologiche del settore (270 espositori, per il 40% stranieri), farà la voce grossa mettendo in fila le misure in arrivo destinate a far impennare ancor più i costi energetici, principale voce di spesa per le fabbriche di carta e cartone. Primo: l'aumento degli oneri di sistema sul gas, che scatterà dal 1° gennaio 2016 per finanziare le rinnovabili termiche, e che porterà il conto in bolletta per l'industria cartaria a superare i 200 milioni di euro all'anno. Secondo: l'insufficienza e inefficacia degli sgravi per gli energivori sull'energia elettrica. Il dito in questo caso è puntato contro la previsione di uno sconto massimo del 60%, spiega il presidente di Assocarta Paolo Culicchi, «contro uno minimo dell'85% in Germania e Francia, dove vige anche un tetto al pagamento degli oneri per le imprese energivore pari allo 0,5% del valore aggiunto, nel pieno rispetto delle linee guida sugli aiuti di Stato europei». In Italia, peraltro, lo sgravio oltre a essere insufficiente è inattuato, visto che per il 2013 la misura è congelata in assenza di fideiussione, mentre per il 2014 doveva essere versata entro settembre e lo sarà, forse, entro fine anno. «Se poi si fa efficienza e sostenibilità ambientale con l'autoproduzione, questa viene tassata anche in modo retroattivo», attacca Culicchi. Da qui l'impatto sulla competitività dell'industria cartaria italiana, che esporta il 44% della produzione (con punte del 57% per la carta per usi igienico-sanitari), che rischia di tradursi in fuga dall'Italia.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Impresa e territori – Silvia Pieraccini (pag. 17)

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