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Home Rassegna Stampa Enea, la fotografia del sistema energetico nel 2016
15/04/2017 - Pubblicato in news nazionali

Nel 2016 i consumi di energia primaria sono rimasti stabili sul valore del 2015 (circa 163 Mtep, al netto delle biomasse negli usi civili), mentre i consumi finali di energia sono in aumento marginale (circa mezzo punto percentuale), grazie alla ripresa dei consumi industriali. Sebbene l'aumento dei consumi sia stato inferiore a quello delle variabili guida, sintetizzate nel superindice ENEA, è significativo che in entrambi gli ultimi due anni, nei quali la variazione del PIL è tornata positiva (sia pure a tassi inferiori all'1% annuo), è tornata positiva anche la variazione dei consumi di energia. Si tratta di un segnale che nella forte contrazione dei consumi di energia dell'ultimo decennio, quasi il -20% rispetto ai massimi, il ruolo principale lo ha avuto la crisi economica, mentre l'auspicato disaccoppiamento tra crescita economica e consumi energetici ha avuto un ruolo minore. Se questo dato si conferma sembra difficile prefigurare ulteriori riduzioni dei consumi energetici in presenza dell'auspicato ritorno della crescita economica su valori stabilmente positivi. In ripresa significativa i consumi di gas naturale (+5%), trainato prevalentemente dalla domanda della termoelettrica. Le fonti di energia rinnovabile (FER) sono in leggera diminuzione, ma cresce ancora la quota delle FER sui consumi finali, che secondo la stima preliminare ENEA si colloca al 17,6% (rispetto al target UE 2020 del 17%). Nella generazione elettrica forte diminuzione del carbone, sostituito dal gas, stabili le FER. Sul mercato del petrolio il 2016 è stato l'anno della ripresa dei prezzi, prima in attesa dell'accordo OPEC /non-OPEC per il taglio della produzione, poi per l'aspettativa che quest'ultimo possa bilanciare l'eccesso di offerta. Ma diversi segnali fanno pensare che difficilmente il prezzo del petrolio possa tornare su livelli molto più elevati degli attuali, ammesso che invece non torni a scendere. In Italia vi è stato un forte calo della produzione interna di greggio (-41%) per il blocco degli impianti di estrazione della Val d'Agri. L'import mantiene un elevato grado di diversificazione dei fornitori; aumentano le importazioni dal Medio Oriente, si riducono quelle africane, con un effetti significativi sulla qualità dei greggi. Sul mercato del gas naturale è stato l'anno dei prezzi ai minimi e convergenti tra i tre principali mercati, ma anche l'anno del massimo storico dell'export di gas russo verso l'UE. Il più ridotto arrivo di GNL in Europa è stato definito come la vittoria del primo round di un conflitto che sarà pluriennale fra gas russo e GNL per la conquista del mercato europeo, ma è avvenuto a prezzi del gas russo che sono stati i più bassi degli ultimi dodici anni. In Italia l'import dalla Russia è invece diminuito, per la forte ripresa delle importazioni dall'Algeria, per la prima volta in parte indicizzate ai prezzi spot. Nel 2016 è emersa in modo particolarmente evidente la stretta interdipendenza fra mercati del gas e dell'elettricità. Dal lato della domanda, in tutta Europa vi è stata una forte ripresa del gas naturale, guidata dalla sostituzione di carbone con gas nella termoelettrica. In Italia la domanda di gas è aumentata del 13% nel termoelettrico, del 5% complessivamente, ma resta inferiore di circa il 15% rispetto ai massimi del periodo 2005-2010. A fine anno un nuovo impulso alla domanda è arrivato dalla fermata di alcuni reattori nucleari francesi, che hanno determinato un interessante “caso studio” per la valutazione della sicurezza dei sistemi elettrici e del gas europei. In Italia la domanda di punta è tornata su livelli non lontani dai massimi storici: il 14 gennaio 2017 ha infatti raggiunto i 425 Mm3, nemmeno il 10% in meno del massimo storico del febbraio 2012, con un clima quest'anno decisamente meno rigido di allora. Resta infine elevato il livello di criticità dei prezzi dell'energia all'industria. Il prezzo medio annuo dell'energia elettrica pagato dalle imprese italiane registra una diminuzione negli ultimi due anni per tutte e tre le categorie esaminate, e si attesta ora su valori simili a quelli del 2011, ma rimane ancora lontano dalla media dei paesi UE. Anche nel primo trimestre 2017 prosegue la discesa del prezzo pagato dalla piccola impresa che rispetto ai valori di un anno fa registra un calo del 5,6%. Nel 2016 sono diminuiti i prezzi del gas per l'industria, in linea con i prezzi spot, ma in maniera meno incisiva che negli altri principali paesi UE. Peggiora dunque la competitività dell'Italia, in particolare per le utenze piccole (+15% il differenziale di prezzo rispetto alla media-UE) e per quelle alte (+10%). Si accentua inoltre in Italia il divario dei prezzi tra piccole e grandi utenze, attestandosi su un valore quasi doppio e molto vicino a quello del 2011. Più svantaggiati risultano i piccoli consumatori industriali situati nel Centro Sud e le isole sui quali gravano costi delle infrastrutture più elevati rispetto a quelli del Nord Est (in media +40%).

Fonte: Staffetta Quotidiana

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