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Home Rassegna Stampa Emissioni, meglio tassarle alle frontiere
11/12/2019 - Pubblicato in news internazionali

Per raggiungere gli obiettivi ambiziosi che servono a fronteggiare l’emergenza climatica, uno dei rimedi suggeriti dalla Presidente della Commissione europea, von der Lyen, è quello di tassare le emissioni per incentivare i produttori a sviluppare alternative verdi, evitando al tempo stesso di penalizzare i produttori nazionali, attraverso la tassazione alle frontiere per le merci ad alto contenuto di emissioni – Border carbon adjustment o Bca. Se si tassassero solo le emissioni di Co2 dei produttori nazionali, i produttori stranieri sarebbero avvantaggiati. Se, invece, anche i produttori dei Paesi terzi fossero tassati alla frontiera, i produttori sporchi , dovrebbero adeguarsi o perdere quote di mercato. Date le dimensioni del mercato comunitario, il Bca costituirebbe un forte incentivo a migliorare ‘efficienza produttiva anche nei Paesi terzi. I produttori europei sarebbero esentati da questa tassa quando esportano, mediante uno sconto fiscale, in modo da non essere svantaggiati a livello globale. Ci sono comunque delle critiche mosse nei confronti dell’aggiustamento fiscale alle frontiere. Alcuni critici sostengono che penalizzerebbero le economie emergenti. In secondo luogo, il Bca potrebbe essere considerato un protezionismo verde ed essere incompatibile con l’OMC. Infine alcuni argomentano che un adeguamento fiscale alla frontiera su Co2 sia impossibile. Mentre le emissioni dei produttori nei Paesi europei sarebbero facili da misurare, le emissioni dei produttori extraeuropei sono più difficili da verificare.

Fonte: Il Sole 24 Ore – Guntram Wolff (pag. 23)

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