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Home Rassegna Stampa Le emissioni non aumentano anche se l’economia è cresciuta: ecco perché è una buona notizia
12/02/2020 - Pubblicato in news internazionali

Contrariamente alle attese, nel 2019 le emissioni mondiali di CO2 – il principale dei gas serra responsabili del riscaldamento globale- non sono aumentate. Sono rimaste invariate a quota 33 miliardi di tonnellate malgrado l’economia nel suo complesso sia cresciuta del 2,9%. Il risultato di quest’anno mostra che un decoupling, un disallineamento tra sviluppo ed emissioni, è possibile, e questo è il risultato che le cifre evidenziano. Se si guarda ai singoli Paesi, la maggiore caduta delle emissioni di Co” si registra – anche questa una sorpresa – negli Stati Uniti, dove si sono ridotte di 140 milioni di tonnellate, pari al 2,9%. Malgrado l’enfasi della trumpeconomics sull’industria del carbone e l’annuncio del ritiro dagli accordi di Parigi, si deve alle politiche green dei singoli Stati dell’Unione e soprattutto all’avanzata massiccia dello shale gas, che ha sostituito proprio il carbone (il gas a parità di resa calorica produce la metà del CO2 del carbone). Ottima anche la performance dell’UE, dove le emissioni sono scese di 160 milioni di tonnellate, ovvero del 5%. Nell’Ue per la prima volta il gas naturale ha prodotto più energia elettrica del carbone, a sua volta quasi raggiunto dall’energia eolica. In Giappone, terza economia mondiale, il calo è stato del 4% (45 milioni di tonnellate) e si deve principalmente al ritorno in attività di alcune delle sue centrali nucleari, a testimonianza del fatto che anche questa tecnologia non potrà restare fuori dal processo di transizione verso un pianeta carbon-free. Nel resto del mondo invece le emissioni sono salite di 400 milioni di tonnellate, l’80% delle quali soprattutto in Asia (Cina e India), dove la produzione di energia elettrica con il carbone ha continuato a crescere, coprendo la metà della domanda di elettricità e finendo per essere responsabile di 10 miliardi di tonnellate di CO2. Cosa accadrà nel 2020? Presto per dirlo. Ma sarà un anno importante: presidenziali americane confermeranno o meno l’uscita degli USA dall’accordo di Parigi, la diminuzione della crescita cinese dovuta al coronavirus sembra paventare per Pechino l’ansia di recuperare terreno sul fronte dell’economia a detrimento della salvaguardia dell’ambiente.

Fonte:Il Corriere della Sera – Stefano Agnoli (pag. 21)

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