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Home Rassegna Stampa Nel crollo del greggio sfida all'ultimo barile tra Russia e Stati Uniti
16/03/2020 - Pubblicato in news internazionali

Il vantaggio è che la benzina costerà di meno e i costi in bolletta per le imprese si ridurrà. Potrebbe essere uno dei pochi aspetti positivi della guerra petrolifera in corso tra Stati Uniti, Russia e Arabia Saudita. Non ci sono territori da conquistare, ma quote di mercato da sottrarre ai concorrenti, costi quel che costi, quasi considerando il prezzo una variabile secondaria. La nuova guerra petrolifera ha una data di inizio ben precisa: il 6 marzo, quando la Russia, dopo oltre tre anni di stretta collaborazione con l’Opec, ha rifiutato la nuova proposta di tagli alla produzione per un milione e mezzo di barili al giorno avanzata dall’Arabia Saudita. La discesa dei prezzi è stata ovviamente amplificata dall’epidemia del coronavirus. Non appena i russi si sono alzati dal tavolo, i vertici di Aramco hanno aperto i rubinetti degli oleodotti, facendo sapere di essere disposti ad aumentare la produzione di 4 milioni di barili al giorno e cominciando a offrire greggio a prezzi ribassati, soprattutto ai partner commerciali europei. La strategia di Putin è quella di assestare un colpo da ko al mercato petrolifero americano, in particolare ai produttori di shale oil. I russi vogliono rifarsi con gli americani che li hanno colpiti con l’embargo economico dopo la guerra di Crimea e hanno cercato di ostacolare la costruzione del raddoppio del North Stream. Trump, intanto alle prese con le elezioni presidenziali, è combattuto tra il difendere uno dei più importanti settori dell’industria nazionale o ammiccare agli elettori per i prezzi ribassati della benzina. Per ora ha scelta la seconda alternativa, ha evocato la riduzione dei prezzi della benzina “come un grande taglio delle tasse”. Perché spera che le cose vadano come quattro anni fa, quando il prezzo del greggio sfiorò i 20 dollari mettendo in crisi le casse del Golfo e della Russia. Ma il Cremlino ha fatto tesoro di quell’esperienza e negli ultimi anni ha accumulato riserve per resistere. La Russia infatti è il paese produttore che più di altri riesce a coprire il budget statale anche con prezzi del greggio a 30 dollari al barile. L’Arabia Saudita avrebbe bisogno di un prezzo di almeno 83 dollari.

Fonte:Repubblica- A&F - Luca Pagni (pag. 18) 

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