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Home Rassegna Stampa Crisi energetica in caso di stop a investimenti nelle fossili
21/01/2020 - Pubblicato in news internazionali

Anche se finanza, industria e governi promettono di fare passi in avanti sul tema della sostenibilità, gli ambientalisti esigono impegni ben più radicali. Un altolà alle ambizioni delle associaizoni ecologiste è arrivato ieri a Davos da un report della lobby petrolifera: un rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia che per la prima ha sottolineato come sia interesse primario delle compagnie attive nel settore dell’Oil&Gas quello di rafforzare gli investimenti per ridurre le emissioni nocive. Nell’”Oil&Gas Industry in Energy Transition” l’Aie evidenzia che, senza un aumento degli sforzi per rispondere ai cambiamenti climatici, l’industria petrolifera andrà incontro a una doppia minaccia sul lungo termine: sia alla sua “accettabilità sociale” sia alla sua redditività. Ma Greta è fuori strada se crede che una possibilità la richiesta che farà oggi di uno stop immediato agli investimenti nei combustibili fossili. Secondo l’agenzia, gli investimenti nell’Oil&Gas restano necessari anche nel caso non scontato di una rapida transizione verso le energie pulite: se gli investimenti nei pozzi esistenti dovessero cessare “il declino della produzione sarebbe intorno all’8% annuo, ossia maggiore di ogni plausibile calo della domanda globale”. A meno di non volere una devastante crisi energetica. Il compito più immediato, ha dichiarato il direttore esecutivo dell’Aie, Fatih Birol, sta nel ridurre le emissioni nocive derivanti dalle operazioni: “Oggi circa il 15% dei greenhouse gas vengono dai processi per estrarre petrolio e gas e portarlo ai consumatori. Buona parte di queste emissioni può essere ridotta in modo relativamente rapido e facile”. Ad esempio non sarebbe difficile ridimensionare le emissioni di metano nell’atmosfera, integrare l’utilizzo di energie rinnovabili o a basse emissioni nei nuovi progetti, investire di più nelle soluzioni più pulite. L’investimento medio delle compagnie in rinnovabili e tecnologie a basse emissioni si è limitato finora all’1% del totale del capital spending. I costi della transizione energetica si aggirano, secondo l’International Maritime Organization, tra 1.000 e 1.400 miliardi di dollari dal 2030 al 2050 per tagliare le emissioni dell’industria dello shipping navale entro il 2050.

Fonte: Il Sole 24 Ore – S. Car (pag. 4)

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